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Giustappunto! di Vittorio Lussana: “Se la religione ti affanna, fatti una canna!”

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Vittorio Lussana 02di Vittorio Lussana   twitter@vittoriolussana

 

 

 

 

 

Siamo in una condizione di ‘allarme arancione’. Ovvero, solamente un livello al di sotto di quello ‘rosso’, il massimo possibile nel sistema utilizzato dall’Homeland Security – il ministero della Sicurezza interna degli americani – e dalla nave stellare ‘Uss Enterprise’ della serie televisiva ‘Star Trek’. Si tratta di un livello di allarme elevato, che viene dichiarato ogni qual volta si ritiene probabile un attacco terroristico o l’imminente invasione dei ‘Romulani’, acerrimi nemici dei ‘Vulcaniani’ (mai capito bene perché…). Tanto per fare un esempio, quando l’Italia partecipò alla coalizione internazionale per combattere la prima guerra del Golfo, nel gennaio del 1991, il colore dell’allarme allora in vigore per le nostre Forze armate era quello ‘giallo’. Dunque, a distanza di 25 anni, ci ritroviamo in una condizione ben peggiore rispetto a quando tutta ‘sta storia è cominciata. Non stiamo affermando che non fosse giusto liberare il Kuwait. Anche perché, Saddam Hussein se l’era preso del tutto illegittimamente. Tuttavia, ci sembra fuori discussione che l’aver condannato il dittatore di Bagdad all’impiccagione, nel gennaio del 2007, non sia stata una decisione giuridicamente previdente, né moralmente così distante dal delirio fondamentalista degli uomini del Daesh. Resta ferma, inoltre, l’opportunità e l’urgenza di un dibattito più sincero e approfondito in merito al volume di affari che l’intero mondo capitalistico ‘globalizzato’, Italia compresa, intrattiene con le società di Paesi come l’Arabia Saudita o il Qatar, caratterizzati da sistemi politici indiscutibilmente arretrati e teocratici. Un tempo, anche il nostro mondo era teocratico: re e imperatori erano tali “per volontà divina”, non certo della nazione. Nella notte di Natale dell’800 dopo Cristo, Carlo Magno venne incoronato imperatore del Sacro Romano Impero proprio a Roma, da Papa Leone III. Come per dire che anche l’uomo più potente di quella precisa epoca storica era comunque tenuto a rispettare il potere ‘spirituale’ del papato. E’ del tutto evidente che, se dai tempi di Carlo Magno il nostro mondo è riuscito a compiere alcuni importanti passi in avanti, lo ha fatto ‘contro’ le religioni, cioè liberandosi dall’oscurantismo di chi, in nome di Dio, ha sempre colpevolizzato l’umanità ‘bollandola’ con un giudizio di sfiducia totale verso le sue potenzialità materiali, morali, intellettuali e culturali. Fino alla Rivoluzione francese, anche qui da noi lo ‘stregone’ comandava più del sovrano o del grande capo militare, Bonaparte compreso. Che Papa Bergoglio ci venga oggi a dire che “chi uccide in nome di Dio è un bestemmiatore”, sotto il profilo teologico afferma una sciocchezza. E’ vero esattamente il contrario: nei modelli culturali teocratici, tra i quali possiamo ancora oggi annoverare la Città del Vaticano, la vera bestemmia è quella di affrancarsi dal condizionamento ‘spirituale’ e dalle contaminazioni formali della religione. Dunque, sotto il profilo teologico, i terroristi dell’Is, per quanto totalmente drogati dal loro ‘brodo’ culturale medievale, sono perfettamente coerenti con il proprio credo: è Papa Bergoglio quello che, inconsciamente, vorrebbe cambiare la ‘sostanza’ con la quale ‘sballarsi’. Ecco insomma un’altra cosa assai meno dannosa di credenze e religioni, insieme agli oroscopi di Branko e Paolo Fox: la marijuana. La consigliamo vivamente sia agli uomini del Daesh, sia a Papa Bergoglio e ai suoi vescovi di curia. Anche quelli omosessuali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(19 novembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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