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Accusato di essere un libro commerciale e scritto su pressioni dell’editore, non è in realtà niente di tutto questo. Rimini è semplicemente un libro non riuscito, brutto – secondo noi – che ai tempo della sua uscita nel 1985 lasciò freddina la crtitica, ma anche il pubblico affezionato alle opere di Pier Vittorio Tondelli. Gliene procurò di nuovo: Rimini vendette centomila copie, ma la critica letteraria – quella stessa critica letteraria che oggi lo celebra come un capolavoro in occasione della ristampa decisa da Bompiani nel giugno del 2015 – lo stroncò. Secondo noi a ragione. La storia è debole, i personaggi prevedibili, ma “Rimini” va letto per le straordinarie capacità linguistiche di Pier Vittorio Tondelli che in questa sua avventura letteraria rimane impaludato in un conformismo narrativo che pensiamo, noi che lo conoscevamo personalmente, abbia lasciato sgomento anche lui.
Subito dopo “Rimini” uscì infatti quello straordinario romanzo che è “Camere Separate”, pieno di omaggi a Christopher Isherwood che Tondelli tanto amava, ma che per la ricchezza del linguaggio, la perfezione dello stile e della lingua, la forza emotiva e la storia che racconta, rimane secondo noi uno dei romanzi più belli scritti in Italia negli ultimi trent’anni.
Ve li consigliamo entrambi, se poi volete leggervi o rileggervi anche “Pao Pao” ed “Altri Libertini” (e perché no “Un Weekend Postmoderno”, che è la summa dell’attività giornalistica di Tondelli), avrete un quadro chiaro di uno degli scrittori più interessanti degli ultimi decenni, stroncato dall’Hiv troppo presto, ed ucciso post-mortem da coloro che ne edulcorano il pensiero, ne censurano la verve critica al vetriolo, lo convertono al cristianesimo e per ragioni puramente commerciali, ne edulcorano il messaggio con prefazioni e postfazioni di dubbio gusto.
(29 settembre 2015)
