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Il Punto di Aurelio Mancuso: chiarimenti sulla questione delle “Specifiche Formazioni Sociali”

Aurelio Mancuso 05di Aurelio Mancuso  twitter@aureliomancuso

 

 

 

In questi giorni è stato possibile svolgere quel chiarimento necessario tra associazioni lgbt, per i diritti umani e civili e il Pd, su alcune polemiche sorte in primo luogo sul tweet della senatrice Monica Cirinnà che accreditava un coinvolgimento attivo nella mediazione in corso sul testo di legge da parte del movimento. In questo primo caso, in pochi minuti l’equivoco è stato superato, con le oneste scuse da parte della relatrice del ddl. Ciò che è importante per quanto mi riguarda, e che penso condividano un po’ tutte e tutti, che la sostanza del testo base rimanga intatto, ovvero non si operi uno stravolgimento dell’articolato, che pregiudicherebbe non solo lo sforzo politico di giungere a un primo risultato concreto per il riconoscimento giuridico delle famiglie omosessuali e delle convivenze etero, ma anche di un’azione postuma per ottenere finalmente il matrimonio egualitario, che rimane l’unico obiettivo che ci siamo prefissi come collettività lesbica e gay.

Il secondo punto di confronto nel tavolo che il Pd ha istituito qualche mese fa con le associazioni e, prontamente convocato da Micaela Campana proprio per affrontare i conflitti sorti, è stato quello relativo all’emendamento approvato dalla Commissione Giustizia del Senato che definisce le unioni civili “specifiche formazioni sociali”. Monica Cirinnà ha ricostruito come è andata la vicenda, ovvero la richiesta di riformulazione dell’articolo proposta dal rappresentante di Conservatori Riformisti (il nuovo partito di Fitto) e su cui sono state avanzate successive richieste di modifiche da parte dei cosiddetti cattolici del Pd. In poco meno di 5 minuti si è dovuto decidere e, la senatrice fatte le verifiche che la dicitura non avrebbe compromesso la sostanza della legge, che rimane quella delle unioni civili, ha dato il via libera, con il voto favorevole del Pd, 5 Stelle, gruppo misto.

Nel tavolo si è spiegato alla senatrice e a Sergio Lo Giudice, che così come presentata anche dalla stampa la formulazione è risultata un passo indietro, una sorta di volontà di distinguere le unioni civili dalle famiglie eterosessuali, insomma un’offesa politica e culturale. D’altronde anche Stefano Rodotà è tornato sulla vicenda con un lungo editoriale su La Repubblica dove si legge a un certo punto: “(…) in un quadro di dichiarato pluralismo, famiglia e quelle che oggi chiamiamo “unioni civili” appartengono alla stessa categoria. Inventarsi la “formazione sociale specifica” è un travisamento della Costituzione e la sua vera finalità, dovendo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, non è quella di introdurre una distinzione, ma di riaffermare una discriminazione. Così la cultura politica si chiude in un misero orizzonte, conferisce dignità alle peggiori pulsioni e in questo modo si nega al mondo e non tiene in nessun conto una vastissima discussione giuridica che, pure in Italia, ha dato contributi di qualità (…)”. Ora la questione di fondo è non rendere questa evidente ingenuità un pericoloso grimaldello che possa far saltare l’impianto della legge, soprattutto quell’articolo 3 (in particolare il comma 3) che è il cuore giuridico del titolo I.

Monica Cirinnà, cui bisogna riconoscere grande determinazione e capacità di comprendere le necessarie correzioni di conduzione nella discussione parlamentare, ha promesso pubblicamente che chiederà d’ora in poi che tutte le proposte di riformulazione di articoli siano accantonate, così da poterle valutare con calma e comunque alla fine della discussione e votazione sugli emendamenti. La strada è ancora lunga e piena di insidie e trabocchetti, ancora è difficile da capire se si riuscirà a concludere il lavoro istruttorio sugli emendamenti in commissione prima della sessione sul bilancio, che in pratica blocca i lavori del Senato fino al prossimo gennaio. Rimane la possibilità di inviare all’aula il provvedimento senza relatore, così da affrontare la discussione e votazione degli emendamenti con tempi che a un certo punto diventano contingentati.

Matteo Renzi ha nuovamente promesso, concludendo la Festa nazionale de l’Unità di Milano che la legge si farà. Davide Faraone sottosegretario al Miur ha duramente attaccato la campagna attivata nelle scuole dai clerico fascisti sulla teoria gender. Si tratta di segnali positivi, che però non possono esser sufficienti e, fermo restando che noi vogliamo il matrimonio egualitario, possiamo nei giorni in cui probabilmente inizierà la discussione in Aula (tra la prima e seconda settimana di ottobre) lasciare la piazza mediatica ai reazionari?

Questa legge rappresenta per migliaia di coppie omosessuali la possibilità finalmente di accedere a diritti e doveri, di tutelare la propria relazione, dare un primo sistema di protezione per i figli, possiamo noi essere indifferenti? Con Monica Cirinnà, Micaela Campana, Sergio Lo Giudice, abbiamo concordato una migliore comunicazione tra il lavoro parlamentare e le attese sociali, nella corretta distinzione dei ruoli e delle responsabilità, ma che la legge non sia stravolta è interesse di tutte e di tutti. Conviene, quindi, agire affinché un primo passo non si trasformi in un pericoloso arretramento.

(7 settebre 2015)

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