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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana, “I giornali della serva”

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Vittorio Lussana 02di Vittorio Lussana  twitter@vittoriolussana

 

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In un’intervista pubblicata sulle pagine de ‘il Messaggero’ del 10 giugno ultimo scorso è stato messo in bocca al presidente del Partito democratico, Matteo Orfini, un titolo ‘virgolettato’ totalmente falso per fargli dire a tutti i costi che il Pd romano, devastato dalle inchieste per ‘Mafia Capitale’, non sarebbe nelle stesse condizioni del Psi degli anni ’80 del secolo scorso. Il bello è che, scorrendo l’intervista, l’articolista di una simile ‘cagata’ di servizio, a un certo punto pone una domanda diretta, in cui cerca insistentemente di proporre all’attuale Commissario del Pd romano tale paragone, senza peraltro riuscirci. In nessun ‘passaggio’ di quanto dichiarato da Orfini vi è un riferimento al Partito socialista italiano della ‘Milano da bere’. Eppure, incredibilmente ‘il Messaggero’ mette la cosa nel ‘titolo’, ovvero come notizia di maggior rilievo. A parte il fatto che il Partito socialista italiano non ha mai avuto inquisiti per associazione a delinquere o per contiguità e adiacenza con organizzazioni criminali di qualsiasi ‘stampo’ o livello, il dato di un quotidiano, che per lunghi decenni è stato assai vicino alla Democrazia cristiana (che rispetto al Psi ha ‘rubato’ assai di più e per molto più tempo), che si permette di indicare come categoria ‘tipica’ di corruzione morale sempre e soltanto i socialisti è un qualcosa che sfiora il ‘razzismo ideologico’. In questo Paese, alla fine, ci si può permettere di tutto, perché tanto il luogo comune cattolico ormai da lungo tempo è già stato creato: i socialisti, in particolar modo quelli ‘craxiani’, in una scala di valori degna del ‘Mein kampf’ di Adolf Hitler sono al di sotto persino dei mafiosi o degli ex appartenenti alla banda della Magliana. Un ‘fine pena mai’ che rende pienamente l’idea di un Paese divenuto non soltanto maleducato e disgustoso, ma concettualmente addirittura violento. Per non parlare del livello penoso ormai pienamente raggiunto dal nostro attuale giornalismo politico, in cui ci si diverte a seminare ‘zizzania’ a tutti i costi tra i Partiti, andando ben al di là dei limiti deontologici imposti alla nostra professione. Ma questi sono solamente ‘tecnicismi’ giornalistici, di cui non può fregare di meno a nessuno, in un Paese in cui si lascia passare tranquillamente una notizia falsa pur di creare livore e provocare reazioni immotivate. Totalmente immotivate, perché se si risponde a una notizia falsa, la si accredita come vera. Ma non c’è niente da fare: stiamo facendo riferimento a un’idea di ‘normalità’ di cui non frega più un ‘cazzo’ a nessuno. Ecco uno dei motivi per cui riponiamo ancora un po’ di fiducia nel pur ‘strampalato’ Governo Renzi: noi speriamo vivamente che l’esecutivo attualmente in carica si decida assai presto a metter mano a un ‘taglio netto’ di tutti i fondi pubblici per l’editoria. Sovvenzioni che, oltre ad aver creato la figura del giornalista ‘culo di piombo’, totalmente privo di autonomia, decoro e discrezione professionale, ha ormai ridotto i nostri quotidiani al basso rango di veri e propri ‘giornali della serva’.

 

 

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(12 giugno 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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