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#Visioni, di Mila Mercadante: “Salvini scivola sul gerundio, ma non cade”

Salvini Lumbarddi Mila Mercadante  twitter@mila56170236

 
Salvini è un uomo ruspante, che è un aggettivo ma è anche il participio presente del verbo ruspare. Quando ci si rivolge a lui l’importante è non buttarla sul difficile come fece Mentana quella volta che gli domandò “Il tema dei ministeri a Roma può costituire un casus belli?” Il leader del Carroccio – spiazzato dal latino – ribatté che non gliene importava nulla di quanto fossero belli i ministeri romani. Per il resto, gli si può porre qualunque domanda e fa sempre la sua figura. Se gli chiedono cosa pensa di Mafia Capitale lui risponde “Ruspe”, se gli domandano un parere sulla crescita dell’occupazione o sul cechoviano Civati tuona “Affondare i barconi”. Probabilmente anche nella vita privata le cose non vanno meglio, magari se il figlio gli dice d’aver litigato coi compagni di scuola sentenzia “Molti nemici molto onore” e se la morosa gli racconta di aver ricevuto delle avances lui può scegliere tra due opzioni “Castrazione chimica” e “Affondare i porconi”. A forza di ripetere quelle quattro parole il leader della Lega s’è dimenticato le basi della grammatica. Ruspando, si sa, il sapere si restringe come un golfino mal lavato.

 
Se migrante è un gerundio Salvini è trapassato remoto. Viene da lontano la sua triste politica fatta di biliosi slogan che tanto rassicurano folle di italiani, viene dal passato l’idea di costruire consenso facendo leva sulle peggiori pulsioni dell’essere umano. Una buona percentuale di piccolo borghesi e disagiati del centro-nord si sono uniti in un abbraccio fraterno all’ombra del vivacissimo e reazionario leader, presi dallo spavento di perdere quel poco che hanno, preoccupati dai cambiamenti epocali. Salvini li eccita neanche si rivolgesse a una muta di cani inferociti e li aizza contro i rom e i clandestini sporchi, brutti e cattivi: per convincere le masse non bisogna distinguere tra fantasia e fatti, basta utilizzare immagini soggettive completamente distinte dalla realtà oggettiva. Le immagini che la Lega di Salvini propone stanno a metà tra l’allucinazione e il simbolo ed evocano insistentemente lo smantellamento dei campi nomadi e la chiusura delle frontiere e delle regioni. E’ questo che vuole la gente, sognare di poter annientare i nemici di turno raffigurati come il pericolo supremo. Prima erano gli odiati terroni, adesso che i meridionali possono tornare utili sono stati surclassati da rom, sinti e migranti.

 
Il successo della Lega alle regionali per il premier equivale a un’assicurazione sulla vita. La Lega è servita a dare la mazzata finale a FI ma soprattutto serve a confondere le acque, le persone. Quando Salvini diffonde paura e notizie false sulla gestione dei campi rom e dei centri di accoglienza fa un favore al PD, ragion per cui più Salvini frequenta i talk televisivi, più è ubiquo e più Renzi è contento. I giornalisti dal canto loro gongolano e fanno a gara per accaparrarsi l’ospite che più di ogni altro garantisce alterchi, insulti e ascolti. Con Salvini – regolato come un metrònomo su due soli temi – si può star certi che razionalità e dialettica restino matematicamente esclusi dai discorsi. E’ uno strumento di distrazione di massa in carne e ossa anche riguardo alle istanze no-euro, perché la sua opposizione alla moneta unica è talmente rozza da ottenere istantaneamente l’effetto opposto. Il compito della Lega – partito che ha sempre sostenuto l’impalcatura del sistema – è quello di minacciare spallate e rivolte mentre intanto regge il moccolo al governo di turno, quindi non c’è proprio niente di nuovo sotto il sole di questa estate rovente e non avrà conseguenze nemmeno la sortita di Maroni che vuol tagliare i fondi ai sindaci se accoglieranno nuovi stranieri. Maroni, Zaia, Toti e Salvini sanno bene che non spetta ai sindaci rifiutare asilo agli stranieri. Probabilmente altri li seguiranno a ruota nella protesta, che è trasversale: si fa la voce grossa perché si è sparsa la voce che nei prossimi mesi arriveranno 500 mila disperati dalla Libia.

 

In Europa – dove si preferisce tergiversare fingendosi impotenti di fronte alla catastrofe umanitaria di Africa e Medio Oriente – si gioca solo a scaricabarile. Per Renzi sotto sotto è un sollievo che adesso lo stesso gioco lo stiano giocando i leghisti: lui non può, a ognuno la sua parte. Il PD a parole deve osservare principi di etica e solidarietà, ma nei fatti coltiva la stessa indifferenza delle destre per le disgrazie dei diseredati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(8 giugno 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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