di Il Capo
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La presentazione da parte della presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi di una lista di “impresentabili” all’opinione pubblica a 48 ore dalle elezioni, la dice lunga sul livore della minoranza interna del Pd nei confronti di Matteo Renzi e della nuova maggioranza interna che l’ha sconfitta alle ultime primarie e poi s’è presa il governo.
Livore dettato da invidia perché pare che quel ragazzaccio del premier stia riuscendo dove Rosy Bindi ed i suoi hanno fallito per almeno quattro lustri? Non sappiamo né ci interessa, perché il tempo parla anche per noi. Ci sembra che Rosy Bindi, che di correttezza istituzionale ha sempre parlato e di conseguenza ha sempre agito, abbia commesso un errore clamoroso: per dirla con Ivan Scalfarotto, “la presenza di candidati potenzialmente non idonei e la presentazione all’opinione pubblica di un lista di “impresentabili”, sono due cose che vanno completamente separate“. E per una volta siamo d’accordo con lui.
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Se si è pensato di fare un favore al Paese, sappia Rosy Bindi che non è stato fatto nessun favore: si è creata un’altra frattura in nome di interessi di partito che va a colpire la già debole connessione tra politica e cittadini. Si è messa nelle mani degli agitatori di professione una bomba la cui deflagrazione non può avvenire sotto elezioni.
Rosy Bindi ha commesso un altro gravissimo errore: ha legittimato da una carica istituzionale la delegittimazione di candidati ad altre cariche istituzionali alla vigilia del voto che gli Italiani devono esprimere.
L’ennesimo clamoroso autogol di una classe politica la cui autorevolezza è stata distrutta dal mal di pancia, ci insegna che la commissione Antimafia dovrebbe dirci chi sono coloro che si possono votare nei luoghi in cui la gente a votare non ci va per paura, ad esempio. Quelle che in politichese si chiamano “democrazie sospese” per farsi belli.
(30 maggio 2015)
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