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lunedì, Agosto 2, 2021

Ciò che mi rende furiosa, di Gisella Calabrese: I genitori imbarazzanti che giustificano i figli bulli

Gisella Calabrese 03di Gisella Calabrese  twitter@giscal77

 

Se le nostre speranze sono affidate ai giovani di oggi in quanto rappresentanti del futuro di questo Paese, inorridisco al pensiero di cosa possa succedere se si continua a giustificare “i nostri figli” per ogni cosa che fanno, anche la più riprovevole.

 

E’ notizia che ha fatto scalpore quella della preside di un liceo scientifico statale di Cuneo, il Peano-Pellico nel civilissimo Piemonte, che ha sospeso ben 14 ragazzi per un grave atto di bullismo. Nulla di clamoroso se non fosse che i genitori degli studenti sospesi hanno alzato un polverone di critiche per opporsi alla decisione – giustissima e sacrosanta – della dirigente scolastica.

 

L’antefatto: una classe del liceo cuneese va in gita a Roma e una notte, in una delle camere d’albergo in cui alloggiavano gli studenti, si consuma il fatto che per me ha quasi del criminoso. Un ragazzo ubriaco e quindi semi incosciente viene preso di mira dai suoi compagni. Viene denudato e depilato alle gambe, gli infilano del cibo nelle mutande, poi gli tolgono anche quelle, lo bruciano con delle sigarette, viene messo nella vasca da bagno e gli urinano addosso, per poi ricoprirlo di carta igienica. Tra il divertimento generale di questi ragazzi di 15 a 16 anni uno di loro – manco a dirlo – riprende tutto col cellulare. Al ritorno a scuola il video comincia a circolare sui cellulari di altri ragazzi finché non finisce nelle mani di un insegnante che, scoperto tutto, fa ovviamente rapporto alla preside. Risultato? I 14 ragazzi coinvolti hanno ricevuto diversi giorni di sospensione e un meraviglioso 4 in condotta che, in concreto, significherà la bocciatura con la conseguente perdita dell’anno scolastico.

 

Sono molte le cose che mi fanno infuriare in questa storia. In primis i genitori dei bulli in questione i quali, anziché punire i propri figli e cercare di fargli capire la gravità del gesto compiuto, mettendoli di fronte alle loro responsabilità, li difendono, li giustificano e ridimensionano tutto ad uno “scherzo”. Il padre di uno dei bulli in questione ha ricorso alle vie legali per impedire che il figlio venga punito con tanta severità.

 

Capisco che genitori non si nasce e che è il mestiere più difficile del mondo ma a tutto c’è un limite. Il ragazzo vittima di questo grave atto di bullismo – perché è di questo che si tratta, gli scherzi sono ben altra cosa – è stato vessato per impedirgli di raccontare tutto e per giunta né lui né la sua famiglia hanno ricevuto le doverose scuse da parte dei genitori dei bulli, con qualche eccezione.  Assurdo e vergognoso è dir poco.

 

Evidentemente va riformulato il concetto di educazione in certe famiglie che, pur di non rovinarsi una mezz’ora della propria giornata, assecondano i propri figli in tutto e per tutto, persino difendendo l’indifendibile. Insomma, i figli hanno già dimostrato di essere pessimi soggetti, ma i genitori a questo punto peggiorano ulteriormente la situazione. Inconcepibile.

 

Al di là dell’evidente violenza psicologica che questo povero ragazzo ha subito, suo malgrado, da quelli che dovrebbero essere degli amici, prima che compagni di scuola, sgomenta questo processo di deresponsabilizzazione attuato dai genitori, che hanno cercato consensi sulla stampa nazionale, reputando le contromisure della Preside eccessive, ritrovandosi invece vittime loro stessi della propria arroganza. Immagino il disorientamento di tali genitori che speravano in una mano dall’opinione pubblica e invece si sono ritrovati miserevolmente criticati su ogni fronte. E ci mancherebbe pure.

 

A questi genitori, che evidentemente insieme alla loro genitorialità non hanno acquisito il buon senso che sarebbe ben opportuno, mi viene da chiedere “sareste stati così comprensivi se ad essere la vittima di un simile atto di violenza ci fosse stato uno dei vostri figli”?

 

Ecco, il punto è tutto qui. Al di là del fatto che i colpevoli probabilmente perderanno l’anno scolastico (ed è questo che probabilmente più infastidisce tali soggetti) è la mancanza di empatia, di solidarietà e di senso della realtà dei genitori ad essere ancora più imbarazzante. Il fatto stesso che non si accetti il termine “bullismo” la dice lunga sul rifiuto di un atto inaccettabile dal punto di vista etico, prima ancora che umano. Addirittura addurre il costo economico che una bocciatura apporterebbe al budget famigliare è ancora più sconcertante, come se questa componente rendesse tutto meno sgradevole e più perdonabile.

 

Trovo oltremodo ancora più grave che i genitori di simili  bulli se la prendano con gli insegnanti accompagnatori dei loro figli in gita. Quindi, secondo loro, il professore che si immola ad accompagnare degli studenti in un viaggio d’istruzione dovrebbe smettere di mangiare e di dormire per tenere al guinzaglio la loro prole? Davvero siamo arrivati a questo punto? Quindi questi genitori vedono la scuola come un parcheggio per i figli, piuttosto che una delle più importanti forme d’istituzione e di formazione delle giovani menti?

 

La preside del liceo, Germana Muscolo, con il suo provvedimento ha riabilitato una scuola – e parlo in termini generali – in grave crisi di identità, in cui sono i professori ad essere costantemente sotto il mirino da studenti e genitori che ricorrono all’avvocato persino se un docente sequestra il telefonino ad un ragazzo durante un compito in classe mentre guarda immagini pornografiche (è tutto vero, nulla di inventato). Ben vengano presidi come la Muscolo che ricoprono il proprio ruolo con serietà, competenza e spirito critico. Elogi a lei, le critiche vanno rivolte altrove.

 

Fossi la madre di uno dei bulli in questione, per la vergogna chiederei scusa a tutti, pure al giornalaio sotto casa, ma soprattutto parlerei a mio figlio con serietà, per fargli capire il grave errore commesso. Perché il fallimento di un figlio equivale a quello dei genitori e deve essere proprio per questo che è così difficile, per i protagonisti di questa brutta storia, accettare le pesanti conseguenze di un atto talmente grave che io personalmente li avrei espulsi tutti, senza indugio.

 

Sarebbe l’ora che cominciassimo tutti a prenderci le nostre responsabilità, se vogliamo cominciare a pretendere che il mondo sia un posto migliore.

 

 

Cordialmente vostra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(15 aprile 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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