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Giustappunto di Vittorio Lussana: “Dio? Fondamentalmente un disadattato”

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Vittorio Lussana 02di Vittorio Lussana  twitter@vittoriolussana

Quanto accaduto a Parigi nei giorni scorsi depone, ormai in via definitiva, a favore di tutto il lavoro prodotto in questi ultimi decenni dal sottoscritto: le religioni, prese nel loro complesso, rappresentano una materia pericolosa, da gestire con molta cura, basata su dogmi e assolutismi che trasformano le persone in pazzi esaltati. Un pretesto come un altro per compiere misfatti, giustificati da una norma morale che, in realtà, viene contraddetta ‘in nuce’. Ciò vale per tutte le religioni: se la questione di fondo è quella di custodire alcuni princìpi su cui fondare il proprio comportamento nella vita di tutti giorni, allora le varie credenze possiedono un proprio fondamento valoriale. Ma quando divengono un modo per giustificare qualsiasi atto, anche il più efferato, allora esse si trasformano in vere e proprie ideologie oscurantiste, paragonabili ai fatalismi e alle superstizioni. Le religioni contengono, tutte quante, degli elementi di fondamentalismo, delle contaminazioni ‘formali’ che le rendono immutabili e controproducenti. A conti fatti, gli oroscopi di Branko e Paolo Fox generano danni assai minori: pur riproducendo ogni giorno schematismi, talvolta piuttosto ‘piatti’ e omologativi, nel tentativo di attagliarsi alla realtà di chiunque, l’oroscopo per lo meno contiene degli elementi di moderazione e di riflessione meditativa che svincolano i comportamenti del singolo individuo dall’obbligo di un’obbedienza cieca a norme rigide, assolute, antistoriche. Che i nati sotto il segno della ‘bilancia’ siano portati al senso di giustizia, di certo non conduce alla formazione di una falange armata di giustizieri, che uccide la gente per la strada a colpi di Kalashnikov. Meglio tenersi Branko e Paolo Fox, a questo punto. E cedere Corano, Bibbia e testi sacri. La realtà di oggi non necessita più di leggi divine e assolute, di comandamenti da rispettare obbligatoriamente, bensì di un’elasticità dubbiosa, che al momento opportuno ponga gli individui nella condizione di portare a sintesi il proprio unico ‘Io’, quello più autentico e vero. Non si tratta né di ‘pensiero debole’, come lo definisce qualcuno, né di ‘società liquida’. E non c’è alcun appiattimento verso l’anarchia o il pragmatismo, una mera ricerca estetica della pura oggettività, bensì la semplice opposizione, un essere ‘contro’ tutto ciò che è irreale, secondo un sano scetticismo che non comporta null’altro che essere se stessi. Dio, Allah, Buddha e Confucio non solo sono assenti, ma stanno ormai vivendo un gravissimo esaurimento ‘psico-fisico’, che li sta ormai escludendo da qualsiasi percorso evolutivo, da ogni processo di crescita storico-culturale, dalla minima possibilità di avere un proprio peso specifico nel futuro dell’umanità. Le religioni stanno morendo dibattendosi ognuna, disperatamente, in una crisi profondissima, al cospetto di quei processi di secolarizzazione che conducono le moderne società verso nuovi problemi e questioni. Ma nello sforzo di giustificare le interpretazioni più stravaganti e antiscientifiche di se stesse, le religioni non si sono accorte di non riuscire più a legittimare Dio. Il quale, in quanto assente ingiustificato, non può far altro che rimanere ‘indietro’, prigioniero del passato e di quella ‘gabbia antistorica’ che le religioni stesse hanno creato intorno a Lui. Fondamentalmente, un disadattato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(9 gennaio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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