di Giancarlo Grassi
Insomma, il povero Renzi si è ritrovato invischiato in una norma che cancellerebbe l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi per sei anni, quella seguita alla condanna per frode fiscale, norma – secondo Dagospia ripreso dall’Ansa – che sarebbe, sempre secondo Dagospia, un “salvacondotto renziano in cambio dei voti azzurri per l’elezione del capo dello Stato” che “avrebbe potuto aprire le porte del Quirinale proprio al ministro sconfessato dal premier, Pier Carlo Padoan”.
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Insomma secondo il sito diretto da Roberto D’Agostino, Matteo Renzi non si sarebbe sbagliato e la norma sarebbe frutto di un accordo segreto.
Le opposizioni, già furiose, gridano come ossesse sfogando i loro mal di pancia: “Aiuta Grillo chi commette degli errori madornali come quelli contenuti nel decreto” dice Alfredo D’Attorre. Matteo Salvini ironizza, lui che ne è capace: “Renzi non sapeva niente. Voi gli credete?”. E i Cinque Stelle vanno giù pesante con il moderato Alessandro Di Battista che parla di Parlamento diventato “un rione in mano alla Camorra”.
Renzi in difficoltà, sarà ora costretto ad ammettere che il gioco si fa pesantissimo, e forse dovrà dimostrare più che di essere durissimo, di usare la malleabilità. Senza cedere e rimediando all’erroraccio della norma.
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(6 gennaio 2015)
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