di Il Capo
Domenica è stata la giornata in cui Gianni Cuperlo, con uno dei suoi deliranti discorsi sulla sofferenza e sulle difficoltà dei lavoratori – come se lui le avesse sperimentate le sofferenze dei lavoratori che pretende di difendere mentre risponde alle domande di Sky da un bar alle 10 del mattino – ci ha resi edotti sulle vere ragioni del fallimento del progetto dell’Ulivo impallinato politicamente dai leader che ora pretendono di impallinare Renzi, dopo aver impallinato Prodi ed avere sostenuto tutti i governi tecnici seguenti, incuranti delle sofferenze dei lavoratori di cui parla Cuperlo, che hanno smantellato – loro sì – lo stato sociale: ci sembra di ricordare che in quei momenti, quando il Pd sosteneva la legge Fornero, la CGIL non abbia mosso un dito.
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Vero è che Fornero pianse, e questo la avvicina molto al compassionevole senso di sofferenza e pietà che quel prete mancato di Cuperlo tira fuori ad ogni occasione, non avendo ahilui altri argomenti.
Leggevamo qualche giorno fa da qualche parte che il maggior difetto di certa sinistra europea è quello di pensare che le cose andranno bene semplicemente perché chi le vuole fare è di sinistra, affermazione discutibile finché si vuole, ma che sembra calzare a pennello alla minoranza Pd che tanto scalpita e strepita all’interno delle commissioni parlamentari dove può permettersi di fare andare sotto il governo retto dal suo partito (un’idiozia che può verificarsi in paesi ad alta densità di stupidismo parlamentare come il nostro) perché il giochetto alla Camera o al Senato non può riuscirgli, accusando il suo stesso partito di essere di destra, il suo segretario di fare leggi fasciste, salvo inalberarsi – patetico Fassina – quando questo stesso segretario risponde per le rime.
Uno dei miei migliori amici mi accusa spesso di essere filogovernativo succeda quel che succeda solo perché non mi scaglio preventivamente sulle scelte che i vari leader politici lanciano, ma aspetto di vedere come si evolvono le cose prima di schierarmi. Non è essere filogovernativo, è semplicemente evitare di avvelenarsi l’esistenza mettendosi a strillare come oche non appena qualcuno dice una parola che non ci piace.
“Le istituzioni non sono nostre”, lezione di stile di Silvia Salis alle destre di governo e di divisione
La Sindaca di Genova Silvia Salis non le ha mandate a dire dopo che per chissà quale ragione... →
(15 dicembre 2014)
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