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HomeNotizieL’inclusione, il bullismo e l’omosessualità. Sulla “scuola per gay” di New York

L’inclusione, il bullismo e l’omosessualità. Sulla “scuola per gay” di New York

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Testo:

Harvey Milk Civil Rightsdi Alessandro Paesano  twitter@Ale_Paesano

Leggo su internet un articolo a firma Mauro Angelozzi, volontario del CCO “Mario Mieli”, come si legge nel suo profilo sul webzine Pauranka dove l’articolo è stato pubblicato, dove CCO sta per Circolo di Cultura Omosessuale, continuiamo pure con l’amore che non osa dire il suo nome,  un articolo dicevamo dal titolo Harvey Milk School: una scuola per persone LGBT.
Nell’articolo Angelozzi si felicita che esista una scuola dedicata agli studenti emarginati principalmente per via del loro orientamento sessuale, spesso vittime di odio, violenza o abusi riservata, non ci viene detto con quali parametri di selezione, ai ragazzi tra i 15 e i 18 anni che abbiano già frequentato almeno un altro istituto e riscontrato in precedenza una oggettiva difficoltà a terminare il percorso di istruzione: a causa del bullismo, di un ambiante [sic] familiare ostile e delle problematiche legate alla comprensione e all’accettazione della propria identità sessuale.

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Identità sessuale è termine colto che, crediamo, Angelozzi usi nel suo significato letterale, se nell’articolo, altrove, riduce l’orientamento sessuale alla sfera sessuale: anche per il nostro l’omosessualità non riguarda anche di chi ti innamori ma solamente con chi fai sesso…

Dunque se sei vittima di bullismo, se vieni cacciato di casa (Angelozzi si dimentica di ricordarci che circa metà dei e delle senza tetto statunitensi sono persone lgbt…) se a scuola sei preso in giro al punto tale da indurti ad abbandonare gli studi, qual è la soluzione?

Garantire comunque il diritto all’istruzione?

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Sensibilizzare le scuole all’integrazione delle persone non etero?

Creare dei centri di accoglienza per vittime di abusi o di abbandono familiare? (C’è un termine terribile in inglese dis-own “disappartenere” per indicare una famiglia che ripudia, in italiano si dice così, la propria prole).

Ma no!

Si crea la scuola per froci!
Ci sarebbe da ridere se la sola idea non facesse orrore!

Basta applicare la stessa idea ad altre categorie sociali colpite da discriminazione e o bullismo per rendersi conto dell’orrore.
Che ne pensate di una scuola per sole ragazze?
O una per soli neri (ah beh quelle esistevano quando c’era la segregazione…).
Una scuola per sole persone straniere?
Una scuola per soli ciccioni?

Non accorgendosi dell’orrore segregazionista di una scuola per froci Angelozzi cade in un equivoco epistemologico segregazionista (e omofobico).

La scuola in questione, infatti,  non è esclusivamente per persone lgbt ma le accoglie in un ambiente dove il corpo studentesco di tutti gli orientamenti sessuali non ha problemi con le persone non etero.

Angelozzi credendo di vedere solo froci fa leva sull’omofobia interiore che abbiamo tutte e tutti e ci invita a gioire se invece di essere in tutte le scuole finalmente ci leviamo dai coglioni e studiamo in una scuola isolata solo per noi, una bolla che ci protegge (?) dal mondo vero, che resta omofobo e bullista.

Però vuoi mettere nei bagni della scuola per froci come ci si diverte?

Il massimo del ridicolo Angelozzi lo raggiunge quando, senza nemmeno rendersi conto di darsi la zappa sui piedi, accoglie questa scuola come un esempio di cultura della diversità, invitando ad appoggiare incondizionatamente ogni programma di sensibilizzazione e di educazione al rispetto e alla tolleranza. Se i froci non stanno nella società ma in una scuola tutta per loro viene da chiedersi quale sia la politica di recupero e di re-inclusione sociale di cui Angelozzi conciona.

Angelozzi, che è laureato in archeologia e forse tra i ruderi dovrebbe restare (perché non basta esser gay, bisogna anche avere competenze specifiche), ignora che l’accoglienza e l’integrazione (integrazione Angelozzi, non tolleranza, che significa sopportare qualcosa che di  per sé non si considera accettabile…) non possono esserci finché i froci invece di stare in mezzo a tutte le altre persone vengono messi in una scuola per gay che è il più clamoroso autogol di quella sottocultura gaia che in 30 anni di movimento in Italia non è riuscita ad ottenere nulla.

Leggendo la sensibilità e la profondità culturali di articoli come questo non c’è da meravigliarsi se l’Italia è fanalino di coda per il riconoscimento dei diritti civili alle persone non etero (Angelozzi parlerebbe di diritti gay come fossero diritti ad hoc, perché, si sa, noi gay siamo diversi infatti io anche se siamo entrambi gay, non ho nulla in comune con lui…).

Siamo in balia di un miope  corporativismo (e il sito del Mario Mieli ripubblica acriticamente l’articolo perché Angelozzi è fr… ops! è socio…)  che gioisce quando veniamo segregati e segregate, con lo stesso sorriso coi cui gli ebrei e le ebree correvano verso le docce dei nazisti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(16 settembre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©Alessandro Paesano 2014
©gaiaitalia.com 2014
diritti riservati
riproduzione vietata
 
 
 
 
 
 
 

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