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Quel tremendo rischio di mischiare i diritti umani con la politica (e con l’economia)

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Rosario Coco 04di Rosario Coco twitter@RosarioCoco

E’ li è ed è sempre dietro l’angolo. E’ quella irrefrenabile tentazione di tracciare una linea netta tra il bene e il male, un rasoio di Ockham definitivo.

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Lo scorso giovedì i conservatori di tutto il mondo erano riuniti da Putin e lo hanno definito come “l’ultima speranza”  sui temi dell’aborto, dell’eutanasia e dei diritti civili.

Per l’Italia c’era anche l’associazione Pro-Vita. Da chi parte la strumentalizzazione? Certamente Putin ha iniziato la sua politica repressiva sui diritti per distinguersi dall’Occidente e dai suoi “valori corrotti”.

Se siamo disposti a riflettere con serenità, tuttavia, c’è stato anche chi dichiarò a gran voce di voler “esportare la democrazia” 10 anni or sono, è stava dall’altra parte dell’atlantico. E aveva anche dei predecessori. Sono situazioni distinte ma hanno un elemento in comune: ciascuno cerca di appropriarsi intrinsecamente di valori che non possono essere per definizione legati ad un popolo o ad una tradizione. Non potrei mai essere d’accordo con chi sostiene che morta la civiltà occidentale muore la democrazia. Quale occidente? Quale morte? Siamo in una società globale di trasformazioni certamente rapide ma a flusso continuo, non di stravolgimenti che avvengono dall’oggi al domani. Il cambiamento è ogni giorno.

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Ammesso e concesso che sia vero che un popolo o una civiltà, oggi come oggi, creda veramente di voler difendere certi valori e di sentirsi ad essi più vicino, la prima cosa da fare sarebbe una sana autocritica. Partendo dal presupposto che se siamo davvero più “democratici” è una questione di contingenza storica e che la prima cosa da fare è testimoniarlo, prima che “comandarlo”.

Traduzione.

I raid arei americani sono l’equivalente di un Paese che sceglie di curare il cancro solo con la chemioterapia e rinuncia alla ricerca. Questi pericolosi terroristi, frutto della sciagurata guerra contro Saddam, sono adesso l’emergenza del momento. E siamo d’accordo. Ma se nel mentre non si pensa una volta per tutte a cambiare la carta geografica di quell’area, coinvolgendo al tavolo tutte le potenze mondiali e riconoscendo i propri errori, allora si conclude bene poco. Questo sarebbe testimoniare la democrazia. Qualcosa di molto diverso dal dire, noi, soltanto noi, possiamo difenderla.

(15 settembre 2014)

©rosario coco 2014
©gaiaitalia.com 2014
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