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Aurelio Mancuso sul 16enne che ha tentato il suicidio: “Basta sottovalutazioni”

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Aurelio Mancuso 03di Aurelio Mancuso*

Sfogliando la gran parte degli episodi di bullismo omofobico degli ultimi anni, colpisce che nella gran parte delle volte, a fronte di derisioni, cattiverie, discriminazioni anche violente  da parte di coetanei dei gay presi di mira, i docenti non ne fossero informati. Un muro di gomma a volte davvero imbarazzante che interroga direttamente rispetto alla preparazione, a volte l’umanità, dei professori di medie e superiori italiane.

Il più delle volte si tratta di sottovalutazioni o semplicemente di non riconoscere l’omofobia in quanto tale, quindi, di derubricarla a semplici scherzi o esuberanze da parte di ragazzi un po’ turbolenti. Naturalmente nel sistema scolastico operano migliaia di docenti preparati e capaci, così come sono ormai centinaia le scuole che affrontano il tema dell’educazione alle differenze e del rispetto degli altri e delle altre, partecipando a progetti, campagne, giornate. Nella sostanza però la gran parte della scuola italiana è impreparata, assente, anche perché non è previsto che all’interno dei programmi (superando i quasi inutili momenti eccezionali) sia prevista l’educazione alla salute e alle sessualità, alle differenze di orientamento sessuale e identità di genere, di riconoscimento delle plurime provenienze culturali, filosofiche, religiose.

Non è poi da sottovalutare che per esempio i sindacati del personale docente e non docente della scuola sono silenti, mai accennano a questi temi con chiarezza e proponendo riforme concrete dei programmi, per non dire che su omosessualità e transessualità per una gran parte di queste sigle si tratta di temi legati alla devianza.

Per esempio la Cisl, e altre sigle del mondo cattolico, avversano qualsiasi impegno sul terreno della prevenzione all’omofobia, altre come la Uil non ostili in teoria, non se ne curano. Persino la Cgil, che in altri ambiti è attiva e da sempre sostiene l’azione sociale del movimento lgbt, nella scuola non sembra animata da un necessario protagonismo. Quindi, oltre alla giusta denuncia, alla richiesta di leggi e modifiche di programmi scolastici, dobbiamo con determinazione richiamare anche i sindacati e associazioni che agiscono all’interno del nostro sistema scolastico alle proprie responsabilità, perché sappiamo che il silenzio è complicità, l’indifferenza e la sottovalutazione aiutano l’ampliarsi delle discriminazioni e soprusi.

Lo dobbiamo fare in nome del 16enne che ha tentato il suicidio l’altro giorno a Roma, ai troppi ragazzi che negli ultimi anni si sono uccisi, a quelli, che non assurgendo all’onore delle cronache, e sono migliaia, da soli affrontano odiose ingiustizie.

Nessuna ostilità dentro e fuori la scuola, nessun pietismo ci farà mai arretrare dalla consapevolezza che non vogliamo farci ingabbiare nel vittimismo, che recentemente ci propugna qualche grande giornale. Non siamo vittime, siamo soggetti sociali che avendo avuto la forza di emergere dalla clandestinità per la gran parte viviamo felici di essere omosessuali, senza alcuna “invidia” nei confronti degli eterosessuali. E la nostra principale mission è quella di conquistare la dignità e la parità insieme ai nostri fratelli e sorelle, che faticano, hanno ancora paura, si nascondono, ma che da almeno un ventennio sanno di potercela fare, perché una vita alla luce del sole è possibile.

 

* Presidente Equality Italia

 

 

 

©gaiaitalia 2013 
©Aurelio Mancuso 2013
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