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Diritti LGTB Diritti per tutti: intervista ad Aurelio Mancuso, Tommaso Giuntella, Flavio Romani, al direttore di Gaiaitalia

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Interviste Multipledi Maxiliano Calvo

Ed eccoci ad una nuova “intervista multipla”, questa volta su temi  legati all’uguaglianza matrimoniale, come ci piace chiamarla.

Abbiamo rivolto le stesse domande ad Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, a Flavio Romani, Presidente di Arcigay Nazionale, a Tommaso Giuntella, assessore alla Cultura PD del Municipio XVII di Roma, candidato alle amministrative del 26 e 27 maggio, trentenne, cattolico, (felicitazioni per il suo recente matrimonio) e al direttore di Gaiaitalia.com.

Ne emergono punti di vista differenti, uno – quello del nostro direttore – mutuato dal confronto con la realtà spagnola, dove il nostro sito ha la sua sede legale.

Prima di proseguire con l’intervista volevamo informarvi che abbiamo contattato per rispondere a queste domande anche Giorgia Meloni e Guido Crosetto di Fratelli d’Italia, Davide Baruffi del PD, tre rappresentanti del M5S tra cui Beppe Grillo, con email inviate ai loro account di Camera o Senato o direttamente al blog nel caso di Grillo.

Non c’hanno risposto nemmeno per dirci “No grazie”.

Nessun altro commento.

 

L’intervista:

 

Governo Letta: “Europa Faro per i diritti”. E Italia fanalino…

Aurelio Mancuso

Aurelio Mancuso: L’Italia è come un gambero, cammina all’indietro e scivola verso una condizione di Stato avverso ai diritti civili. Il nostro ruolo di nazione fondatrice dell’Europa, capofila dei grandi trattati e dichiarazioni internazionali è ormai un vago e sbiadito ricordo, siamo la vergogna dell’Europa, quella dei grandi paesi democratici.

Tommaso Giuntella: Lo dissi proprio sulle vostre pagine. Non possiamo essere così indietro rispetto al resto d’Europa, non voglio vivere in un paese in cui qualcuno si sente meno uguale degli altri.

Flavio Romani: Siamo ultimissimi. A Bruxelles e Strasburgo ci guardano sempre più sbigottiti. Ma nonostante questo non c’è governo o parlamento che sia riuscito a mettere in piedi un minimo di dicussione seria sulle tante questioni che riguardano le persone LGBT. “Ce lo chiede l’Europa” sembra che valga solo per le questioni economiche, in realtà l’Europa ci insegue da anni anche sui diritti negati, con mille richiami, risoluzioni, raccomandazioni, ma la nostra classe politica fa orecchie da mercante.

Direttore Gaiaitalia: Per fortuna non siamo ultimi, in Grecia va molto peggio. Lì ci sono i Neonazi di Alba Dorata che non ci vanno tanto per il sottile. Per non parlare della Chiesa ortodossa. In più per la cialtronaggine della classe politica in Parlamento, per il loro disinteresse verso le richieste del paese “giovane”, per il loro occupare i posti che occupano da decenni in sfregio alle richieste di cambiamento che vengono dal popolo, siamo sicuramente primi in gran parte del mondo occidentale. Come vedete c’è sempre motivo di consolazione.

Durante il discorso d’insediamento del nuovo Governo nulla è stato detto sul tema delle Unioni Omosessuali. E’ possibile essere ancora lí a parlare genericamente di diritti senza nomi e cognomi?

AM: Questo governo politico delle larghe intese non può pronunciarsi su questi temi perché ha al suo interno due grandi forze politiche: la prima, il Pd, fatto fuori Bersani, ritorna all’insipienza sul riconoscimento delle coppie gay, l’altra conferma la sua contrarietà. Nessuna azione concreta intenderà prendere Letta in materia, perché la sua maggioranza traballerebbe.

TM: Uno dei problemi di questo governo sarà il non poter affrontare nessun tema con il coraggio di una visione politica. Anche di questo dovrà rendere conto chi ha voltato le spalle al cambiamento.

FM: Letta non ha affrontato in maniera degna un tema che è spinoso per la maggioranza strana che regge il suo governo. D’altronde non ci aspettiamo nulla sui nostri temi. Questo governo non muoverà un dito, non facciamoci illusioni. Se qualcosa andrà in porto sarà solo per opera del Parlamento, che è comunque per definizione il luogo dove si discutono e si approvano le leggi. La composizione del parlamento uscita dalle ultime elezioni è inedita e in parte imprevista, ma molto interessante. E’ senza dubbio il parlamento più laico dell’intera storia repubblicana, e ha davvero molte potenzialità. Su molti temi e in particolare sul tema dei diritti civili potrebbe davvero fare la rivoluzione che in Italia sarebbe necessaria. L’unica condizione è che trovino il modo di lavorare assieme, formando maggioranze che vadano al di là dei rispettivi schieramenti. Hanno una forza potenziale enorme, ma che sarà tristemente inutile se rimane sulla carta.

DG: Letta non ha detto niente tentando di dire tutto. Ha parlato di Diritti in maniera generica perché non può fare diversamente, dato che il suo governo nasce con la spina staccata, come tutti i governi di questo paese. L’attuale classe politica fa pagare agli Italiani la loro stupidità nel votare: finché si vota con la pancia e non con un pragmatico occhio alla governabilità del Paese, poi  i politici parleranno come Enrico Letta: questo, ma anche quello, l’Europa, ma anche l’Italia, i cattolici, ma anche no, il PD, ma anche il Pdl, il rinnovamento, ma anche la restaurazione, e via di questo passo…

Tommaso Giuntella 00Iosefa Idem dichiara a Vanity Fair di essere favorevole ai matrimoni gay. Può essere un’alleata?

AM: Dalle parole bisogna passare ai fatti, e siccome Idem è ministra di un governo Pd/Pdl niente potrà fare su questo e altre questioni inerenti i diritti civili. Sempre meglio avere un ministro favorevole, ma si tratterà di una posizione personale, che non può impegnare il governo.

TM: Conosco e stimo il ministro Idem e so che darà seguito alla sua posizione con delle proposte concrete, certo, ripeto, non siamo proprio nelle condizioni politiche ideali per una fuga in avanti, lei una canoista, lo sa meglio di me.

FR: Iosefa Idem la consideriamo molto vicina alle nostre rivendicazioni. Oltre alla famosa intervista a Vanity Fair ha dato altri segnali di appoggio dei temi che ci stanno a cuore. Ed ha le deleghe a pari opportunità, sport e giovani, un connubio felicissimo se pensiamo a quanto lavoro c’è da fare nel mondo sportivo e in quello della scuola per ciò che riguarda ad esempio l’omofobia e il coming out. Certo hanno provato subito a blindarla mettendole accanto una persona inguardabile come la Biancofiore, che per fortuna siamo riusciti a far saltare (e che avremmo preferito vedere proprio fuori dalla compagine governativa, e non semplicemente spostata). Un’altra persona all’interno del governo che ci è vicina è Cecile Kyenge, Ministro all’Integrazione, che ha firmato i quattro punti della campagna Arcigay “Tempo scaduto” su matrimonio, omofobia, legge 40 e legge 164. E c’è inoltre, ovviamente, Emma Bonino, che per la sua storia radicale e per la sua azione di una vita spesa in politica sempre vicina a chi non ha diritti consideriamo una certezza e un solido pilastro a cui appoggiarci. Potrà forse venir fuori qualcosa di buono da queste tre piccole luci che rompono il grigiore di questo governo sulle questioni LGBT, ma se succederà sarà solo per interessamento e azione personale, non vediamo possibile nessuna azione del governo nel suo insieme.

DG: Credo possibile che la formazione umana del Ministro Idem, la porti a prendere sul serio rivendicazioni sacrosante come quelle sui diritti di tutti. In più ho la sensazione che venendo dal mondo dello sport, non propriamente aperto alle questioni omosessuali, sia stata testimone di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, così comuni in quell’ambiente. Sono fiducioso.

Quali responsabilità hanno le associazioni LGTB in questo enorme ritardo?

AM: In questo caso le associazioni non hanno colpe, ma condividono una delusione generalizzata per una soluzione di governo che ancora una  volta uccide ogni speranza di vero cambiamento civile dell’Italia. Ci sono responsabilità passate per non aver saputo essere più incidenti in momenti politici più favorevoli. Certo oggi sarebbe positiva una reazione forte e  dura rispetto alla politica. Per esempio sarebbe un gran bene che i Pride dessero voce alla profonda delusione delle persone lgbt, impedendo le solite passarelle di politici.

TM: Davanti a questo ritardo e alla chiusura culturale non parlerei tanto delle responsabilità delle associazioni, nel senso che capisco quello che si prova quando non si vede nemmeno uno spiraglio di dialogo anche se certamente non penso che radicalizzarsi a propria volta sia la soluzione. In questo Paese se ci si chiude nei fortini contrapposti si fa il gioco dei conservatorismi.

FR: Difficile quantificare. Di errori ne sono stati fatti tanti, dalla estrema frantumazione e riottosità del movimento, ai personalismi sfrenati, al numero esiguo degli attivisti che ci mettono la faccia tutti i giorni se rapportato alla popolazione omosessuale e trans italiana. Detto questo, è il parlamento che fa le leggi, mica Arcigay o le altre associazioni. E il parlamento è votato da tutti gli italiani, gay, lesbiche e trans compresi, che fra l’altro molto spesso votano per partiti dichiaratamente omofobi per poi lamentarsi del fatto che Arcigay non riesce a far passare nulla in parlamento. L’associazionismo LGBT ha cambiato la mentalità del paese, rispetto a 30 anni fa la percezione della società nei confronti delle persone omosessuali ha avuto un’evoluzione quasi sorprendente, a cui però non è seguita una corrispondente maturazione politica.

DG: Seguo con molta attenzione le vicende italiane e confido che la nuova forma di comunicazione ed associazionismo pro “diritti di tutti” di Equality Italia che ha nel suo presidente Mancuso una persona di grande esperienza, unita al nuovo corso di Arcigay Nazionale del cui presidente Flavio Romani ho sentito parlare bene, possano contribuire ad una evoluzione positiva. Certo senza collaborazione non si va da nessuna parte.  Detto questo: sono sempre stato estremamente critico, e lo sarò sempre, rispetto all’operato delle associazioni LGTB di questo paese: frammentazione di idee e di manifestazioni, lotte per due soldi di sopravvivenza, un fastidiosissimo, eccessivo e soprattutto ingiustificato protagonismo dei dirigenti, una lotta alla visibilità indecente ed inconcludente (ed infatti solo visibilità hanno conquistato), una gestione del potere francamente incomprensibile, tessere per i locali che fanno gridare allo scandalo gli stranieri (venga in Spagna, Romani, e se lo faccia spiegare dagli spagnoli che in Italia vogliono entrare nei circoli Arcigay e devono pagare quei  13, 14 o 15 euro che siano, quando nei bar gay di tutta la Spagna non si paga l’entrata e nemmeno si è obbligati a consumare), e una rivalità tra associazioni che francamente fa pensare che ci vuole davvero una gran faccia tosta per parlare di diritti ed uguaglianza scannandosi su tutto.

Quali sono le azioni da fare per arrivare finalmente a un risultato su questi temi?

AM: Bisogna agire fuori e dentro  il Parlamento affinché nelle due Aule si avvii la discussione sulle leggi per il riconoscimento delle coppie gay, sull’omofobia, e tutto il pacchetto riguardante i diritti civili. Lo si può fare perché in teoria esiste per la prima volta dopo tanti decenni una maggioranza trasversale laica. Su questo bisogna puntare, con tutte le forze e intelligenze disponibili, tutto il resto è perdita di tempo.

TM: Bisogna favorire in ogni modo il dialogo, essere dialoganti e cercare ostinatamente occasioni per far incontrare e dialogare chi è disposto a ragionare. Ecco perché parlo di uscita dai fortini. Incontriamoci, organizziamoci, parliamone continuamente. E soprattutto attenzione a non confondere il dialogo con il tatticismo o l’immobilismo altrimenti anche lì si fa il gioco di chi non vuole cambiare niente.

FR: Adesso che la situazione sembra essersi un minimo stabilizzata, l’intenzione è di lavorare sul parlamento, coinvolgento i singoli deputati e senatori sensibili alle nostre questioni. Partendo dai 103 parlamentari che hanno detto si a matrimonio, legge mancino, abolizione della legge 40 sulla fecondazione e modifica della 164 per le persone trans. Sono stati circa 350 i candidati che in campagna elettorale ci hanno risposto, 103 di questi sono stati eletti e appartengono a Pd, Sel e M5S, più qualche componente della lista Monti. Oltre a questi siamo intenzionati a coinvolgerne molti altri, anche andando a pescare nel Pdl e in altre formazioni dove, siamo sicuri, sono presenti parlamentari che hanno una visione laica ed europea rspetto ai nostri temi. Il nostro lavoro sarà quello di metterli assieme e farli dialogare, al di là dei rispettivi partiti. Purtroppo l’estrema fragilità e l’insicurezza rispetto alla durata di questa legislatura non gioca certo a nostro favore. La formazione di una maggioranza trasversale è l’unica speranza e l’unica via possibile in questa situazione politica. E potrebbe darci delle piacevoli sorprese.

DG: Dialogo, capacità di sintesi politica, pazienza, azioni coraggiose e separazione netta tra associazionismo e politica.

I deputati e senatori gay del PD che hanno votato a favore del
Governo Letta cosa stanno lì a fare se poi non votano a favore della minoranza che rappresentano?

Falvio Romani 00

AM:  Personalmente sarei almeno uscito dall’Aula come ha fatto Giuseppe Civati. Mi è sembrato curioso non leggere alcuna critica da parte degli eletti gay nel PD al discorso di Letta, e un gesto di dissenso sarebbe stato necessario e utile, anche per dare voce alla rabbia di un popolo per troppo tempo preso in giro. Ognuno si assume le proprie responsabilità e la funzione di parlamentare è molto importante, spero che si comprenda che non è il tempo dei silenzi e delle inutili attese, perché potrebbero essere percepite come complicità. Attendiamo comunque l’azione che gli eletti gay del PD vorranno interpretare in Parlamento, magari sono in itinere azioni e proposte, vista l’attuale situazione, a noi sconosciute.

TM: E’ una riflessione che si fa da tempo quella su chi rappresenta le minoranze e le difende dalle discriminazioni dentro i partiti e nelle istituzioni e c’è sempre il rischio di scivolare nel perseguimento di obiettivi individuali, ma questo rischio vale per tutti. Sono convinto che con il sostegno unito delle associazioni e di un’opinione pubblica informata e intelligente i nostri parlamentari gay faranno del loro meglio.

FR: Sergio Lo Giudice al Senato e Ivan Scalfarotto alla Camera sono persone che indubbiamente portano in parlamento le rivendicazioni del movimento lgbt con una conoscenza profonda e dettagliata delle nostre tematiche e dei nostri bisogni. Detto questo, sono dei personaggi politici indipendenti e ognuno di loro avrà fatto le proprie valutazioni rispetto al dare o non dare la fiducia a Letta. Fiducia che sinceramente mi sembra slegata alle nostre questioni. Certo Letta non sarà uno che si batterà per noi, non lo farà per formazione personale e per la strana e innaturale maggioranza che guida. Sarà già una buona cosa se lui o il governo non si metteranno di traverso rispetto a eventuali passi avanti del governo, e in quel caso mi aspetto delle azioni forti da parte dei “nostri” parlamentari nei confronti del governo. Poi, certamente la situazione potrebbe essere mille volte meglio, potremmo avere Rodotà come Presidente della Repubblica e un governo più attento e propositivo sui nostri diritti. Le cose non sono andate così, abbiamo assistito un paio di settimane fa a uno spettacolo incredibile e indecente che ha portato a questo capolavoro di situazione. Amaramente ne prendiamo atto e da qui ricominciamo.

DG:  Sarebbero dovuti uscire dall’aula. Ora le conclusioni dovrebbero spettare alla comunità che rappresentano, o pretendono di rappresentare.

La spaventosa omofobia istituzionalizzata del PD, da dove viene? E quella della Destra che sembra solo gridare “Al frocio!” per prender più voti?

AM: Non parlerei di omofobia, sicuramente di una diffusa omonegatività che proviene dal connubio di due culture, comunista e democristiana, da sempre sessuofobe e ostili culturalmente alle libertà individuali e all’autodeterminazione delle persone. Purtroppo in Italia il muro di Berlino non è ancora stato abbattuto, quelle culture politiche sono ancora surgelate, incapaci di guardare la società per quello che è e, non per quello che vorrebbero fosse.

TM: La destra storicamente ama rimestare nel torbido di certi sentimenti violenti e machisti, nel Pd si dovrebbe avere più coraggio, ma anche più occasioni di confronto e dialogo e meno opportunismo.

FR: L’omofobia di certe parti e certe singole persone all’interno del Pd è innegabile e non dovrebbe avere spazio in un partito che si definisce progressista. Purtroppo oltre ai mille giochini di convenienza politica, alle strategie e controstrategie che ti fanno dire e agire in un modo piuttosto che in un altro con un occhio all’elettorato e un altro alla carriera politica, oltre a questo c’è spesso un vissuto personale molto in conflitto con il fatto che esistono gay, lesbiche e trans e che devono avere gli stessi diritti. Troppo spesso, e anche a sinistra, l’intreccio fra maneggiamenti di bassa politica, convinzioni religioni o pseudo tali e conflitti personali irrisolti portano a miscele esplosive deleterie e inaccettabili per qualsiasi uomo politico, tanto più se di sinistra. Per la destra è in parte lo stesso discorso, a cui aggiungo una profonda ignoranza generale e l’imbecillità di bearsi della propria ignoranza e arroganza. Ci sono certo le dovute eccezioni, ma il panorama che spicca a destra è questo, e purtroppo fa molta presa sull’elettorato, anche su quello lgbt.

DG: La Destra europea da sempre rimprovera agli altri vizi che le sono propri (vogliamo parlare delle Camice Brune in Germania, dei festini di Rhoem, dei vizi fascisti che Pasolini ha descritto così bene?). Il PD visto da fuori sembra un’accozzaglia di individui finiti lì per opportunismo e senza un progetto. Da qui abbiamo la sensazione che l’interesse nel costruire il partito sia stato legato più alle poltrone che a un progetto politico vero e proprio. Anche l’omofobia nel partito è una conseguenza della mancanza di chiarezza degli obiettivi politici. Se voglio un partito schierato dalla parte dei diritti degli omosessuali li omofobi li lascio fuori.

Un cambio generazionale dentro il partito favorirebbe le unioni omosessuali?

AM: In Parlamento siede oggi una nuova dirigenza del Pd, 268 parlamentari sono nuovi e la stragrande maggioranza sono giovani. Dovranno dimostrare con i fatti di esser più moderni dei loro padri, perché al contrario sarebbe una beffa retorica, un voler uccidere i padri essendo portatori di idee più antiche dei nonni. Di per se infatti l’essere giovani non significa immediatamente esser moderni e aperti al mondo. Ricordo sempre che Nilde Jotti già nel 1987 presentò una proposta di legge sulle unioni domestiche  (una sorta di legge sulle unioni civili in linea con le più attuali) che restò lettera morta. I giovani di allora non le diedero una mano, speriamo che ora vada meglio.

TM: Basti pensare che i Giovani Democratici hanno sempre camminato avanti sul fronte delle proposte concrete per i diritti. La nuova generazione padroneggia il linguaggio del nuovo secolo. Sa cosa mi ha dato tanta speranza? Lo scorso 25 aprile mi sono sposato, tra le tante lettere di auguri ricevute le più belle, profonde e affettuose parole sul senso del matrimonio mi sono arrivate da Cristiana Alicata. Non è anche questo un segno dei tempi?

FR: Un cambio generazionale dentro tutti i partiti favorirebbe di sicuro sia il matrimonio che tutto il resto. E questo non perchè in generale i giovani siano meglio delle persone più grandi, il mito dei giovani bravi a prescindere è da sfatare, c’è pieno di personaggini inutili anche fra i giovani che stanno in politica. Però il dato che emerge è che, perlomeno per le questioni lgbt si parte da una base molto più avanzata nella discussione, e questo aiuta molto. Non dover ogni volta ricominciare da zero è indubbiamente un vantaggio.

DG: I cambi generazionali favoriscono i cambiamenti. Non lo dico io. Lo dice la vita. L’idea di Facebook sarebbe potuta venire ad un 75enne?

Hanno ancora senso i Gay Pride? Non si potrebbe trovare un altro modo per parlare alla società, che non elimini il Gay Pride come atto simbolico, pensiamo addirittura all’occupazione perenne di una piazza, una strada…

AM: I Pride hanno una funzione storica precisa, sono feste, manifestazioni dove le persone sono orgogliose di essere quel che sono, di esser state in grado di uscire dalla clandestinità, semmai in Italia bisognerebbe finalmente trasformarle da cortei dove i carri sono messi su alla bene meglio, dove non c’è un progetto pluriennale, dove si altalena a seconda delle città tra cortei antagonisti  a discoteche viaggianti. Per il resto credo fortemente che il movimento dovrebbe, come ha per esempio fatto dal 2004 al 2008 organizzare manifestazioni e campagna politiche che aggreghino e coinvolgano l’opinione pubblica, in quel periodo dettammo l’agenda, e solo a causa del tradimento anche di alcuni partiti cosiddetti amici, non abbiamo portato a casa il risultato.

TM: Credo che nella militanza politica il senso di uno strumento sia la sua capacità di concorrere al fine preposto. Forse è il momento di trovare delle forme che conquistino nuovi alleati nel campo dei diritti e che sappiano ingaggiare tutte le persone di buona volontà. Ecco, troviamo il modo di passare dalla provocazione all’ingaggio.

FR: I Pride servono, quest’anno ce ne saranno 9 in tutta la penisola, e sarà un mese in cui porteremo in piazza tutte le nostre rivendicazioni, con la modalità tipica dei pride, che sono una festa di musica e colori, di visibilità e di protesta politica. Però i pride da soli non sono sufficienti, c’è bisogno di manifestazioni imponenti e arrabbiate, che abbiano temi precisi e che siano il più possibile condivise oltre che dalle persone lgbt anche dal resto della società civile. Solo così riusciremo a ottenere qualcosa. E certamente ogni altra forma di protesta va presa in considerazione, dai flash mob all’occupazone di strade e piazze, a incatenamenti ai palazzi del potere, a tutto quello che ci può venire in mente, non vedo preclusione alcuna.

DG: Credo che i Gay Pride abbiano un senso quando radunano due milioni di persone come succede a Madrid o a San Paolo. La frammentazione delle manifestazioni che vedo in Italia mi fa ridere. Il famoso Gay Pride in bicicletta di Bologna come si può definire se non l’eventino personale di un gruppuscolo che cerca visibilità? In Italia si continua a pensare che il Gay Pride sia la causa per il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali quando è solo l’effetto del fallimento di coloro che ne sono stati rappresentanti fino ad ora.

Interviste MultipleE’ possibile che l’associazionismo non sia riuscito a parlare con chiarezza alla società (è una domanda non un’accusa), e se pensate che sia così, quale linguaggio dovrebbe essere usato in futuro per parlare a tutti?

AM: Il linguaggio del coinvolgimento di tante aree sociali e culturali del Paese. Quando abbiamo voluto  ci siamo riusciti e i risultati si sono visti. Il movimento ha vinto nella società ha perso nelle aule parlamentari. Ora bisogna puntare tutto sull’ottenimento almeno di un risultato. Bisogna crederci.

TM: Siamo sempre lì: non si può criticare la frustrazione e la rabbia di chi prova discriminazione sulla propria pelle, ma la marcia dei diritti non deve provocare o spaventare. Deve essere una festa coinvolgente e inclusiva. A proposito di diritti civili, le Pantere Nere non hanno ottenuto quello che Martin Luther King ha ottenuto: far capire al mondo che l’emergenza su diritti e discriminazione non è il problema di una minoranza, e il problema di un’intera società.

FR: E’ possibile certo. Credo che troppo spesso non sia stato usato un liguaggio chiaro, che ci si sia persi in mille cavilli e inutili sofismi nelle nostre discussioni interne, e che abbiamo fatto l’errore di portare tutta questa fumosità all’esterno. Col risultato che discussioni infinite e spesso incomprensibili anche a noi stessi una volta portate all’esterno non producevano nessun risultato, e anzi a volte sono risultate deleterie. Per essere compresi e portare la società intera a condividere le nostre richieste è necessario usare un linguaggio chiaro e fermo, e la massima schiettezza argomentativa, solo così potremo essere convincenti rispetto alla bontà delle nostre rivendicazioni.

DG: Finché si pensa a una “società LGTB” e a una “società civile” senza pensarle come un organismo unico dove i diritti di uno sono quelli dell’altro non si arriverà a nulla. Bisogna imparare a parlare a tutti. Arcigay e molte altre associazioni lgtb pensano di averlo fatto, ma la società italiana attuale dimostra di no.

Ivan Scalfarotto ha parla di calendarizzazione della legge contro l’omofobia e la transfobia, famosa estensione della Legge Mancino, son vent’anni che sentiamo ‘sta storia, si voterà questa volta?

AM: Dipende appunto dalla capacità di coinvolgimento dei parlamentari che vogliono condurre questa battaglia. Le condizioni politiche ci sono, i numeri teoricamente pure, bisogna legare pressione sociale a lavoro parlamentare, nessuno è autosufficiente. Ho fiducia che Scalfarotto come Sergio Lo Giudice in Senato possano coordinarsi insieme ad altri, a iniziare da Alessandro Zan di Sel, per avviare un lavoro proficuo.

TM: Abbiamo il parlamento più giovane della nostra storia, spero che questo significhi qualcosa anche in termini di coraggio e di volontà di cambiamenteo. Ho fiducia in questo e nel fatto che tra i parlamentari quelli che conosco personalmente sono tutti fermamente intenzionati a votare al più presto la legge.

FR: Sono anni che tutti sentiamo questa storia, però purtroppo finché una legge non passa non possiamo far altro che continuare, mica possiamo mollare per noia o per non essere ripetitivi. La vergogna sta in chi non ci ascolta. Però forse stavolta potrebbe essere la volta buona, una maggioranza trasversale, perlomeno su questa legge che in teoria dovrebbe essere meno problematica, dovrebbe esserci. Se è così, tutto l’iter diventa meno problematico, e i passaggi nelle commissioni a cui segue calendarizzazione e voto in aula questa volta potrebbe essere possibile. Ovviamente ci crederò quando lo vedrò, ma sono moderatamente ottimista.

DG: Ivan Scalfarotto, per rispondere direttamente alla domanda, dice molte cose, molte condivisibili, il suo blog è pieno di cose condivisibili, a cui probabilmente crede anche. Non è il solo. Magari tutto questo dire si trasformerà anche in fare.

Il governo avrà vita sufficiente per portare a termine provvedimenti pro-comunità LGTB?

Gay Pride Roma

AM: Il governo il massimo che potrà fare è di non intromettersi nella materia lasciando fare al Parlamento. Ad oggi non si può dire quanto dureranno governo e Parlamento. Si inizi comunque un lavoro, prima si mettono in discussione le proposte di legge e prima possono avere una possibilità di approvazione.

TM: Come dicevo prima, più che di longevità parlerei di coraggio e di volontà di dialogo, se ne avessero non ci sarebbero problemi di tempo.

FR: Il governo non muoverà un dito in questo senso, ci possiamo aspettare se va bene alcune azioni di singoli ministri, ma a titolo personale. Il parlamento può invece fare molto. Ma questo sarà possibile solo se avrà una durata perlomeno ragionevole, almeno un paio di anni sarebbe l’ideale. In questo momento è impossibile prevedere quanto durerà questa legislatura, e questo rende tutto maledettamente più complicato, come se ce ne fosse bisogno.

DG: Questo Signori, lo sapete meglio voi di me.

Per le istanze LGTB non sarebbe più intelligente guardare a Sel o, ancor meglio, al M5S?

AM: Bisogna guardare a Pd, Sel, M5S perché sono l’unica maggioranza trasversale che può approvare le leggi, insieme a qualche personalità di Scelta Civica, per esempio Irene Tinagli. Dobbiamo essere pratici e accorti, senza i voti della gran parte del gruppo del Pd, non passa uno spillo, per questo è ancora utile fare una battaglia al suo interno, nonostante tutto ciò che è accaduto e che prefigura un partito in piena confusione e rischio di scioglimento. Però in Parlamento si può contare appunto sulle centinaia di giovani eletti, su tante persone al Senato laiche, è lì che bisogna aggregare e formare la maggioranza trasversale.

TM: Finora l’unica decisione autonoma presa dai cinquestelle ha riguardato il loro portafoglio, quando gli abbiamo proposto un governo che facesse queste cose ci hanno risposto “mi sembra di essere a Ballarò”, ma confido nel fatto che imparino a cooperare per il cambiamento. Altrimenti ha ragione Giuliano Santoro quando dice che sono rivoluzionari perfettamente funzionali al sistema.

FR: Noi abbiamo sempre guardato a Sel, e ora anche al M5S e in generale quello che dobbiamo fare è guardare a tutti i partiti che possono avere a cuore le nostre questioni. Allo stesso tempo non dobbiamo legarci a nessuno, non è questo che una associazione deve fare.

DG: La sensazione è che il M5S sia animato da buonissimi propositi, ma dominato al tempo stesso da un’ansia di cambiamento che non ha i mezzi per metterlo in marcia, in più trovo inspiegabile che centocinquanta persone, o quante siano, permettano a un capo supremo di dominarle senza cercare di rivendicare il loro diritto ad avere idee e a fare azioni coerenti. Vista da qui la commedia sul voto al possibile governo Bersani è stata patetica.

Iniziative future per parlare a tutti di questi temi sono possibili, e se sì quali?

Gay Pride Roma 00

AM: Sono possibili, come Equality Italia proseguiamo nel nostro autonomo percorso affinché tanti temi inerenti ai diritti civili siano sempre all’attenzione dell’opinione pubblica, come per esempio stiamo facendo in questi giorni con una campagna online a sostegno di una legge per la libertà di scelta del cognome. Piccola cosa, ma paradigmatica della completa assenza di una riforma civile.

TM: Dibattiti, assemblee, incontri, feste di piazza, approfittando anche dell’estate in arrivo, tutto è utile purché sia nello spirito del dialogo, dell’incontro, del coinvolgimento in una strada comune di chi ancora non sente come propria la discriminazione dell’altro.

FR: Di questi temi si parlerà in continuazione nei mille incontri e dibattiti organizzati dal movimento, in special modo nelle prossime settimane che comprendono le iniziative legate al 17 maggio, fino a tutto il mese di giugno con i vari Pride. La discussione pubblica deve essere sempre alimentata ed è fondamentale evitare di parlare solo al nostro interno, nelle singole associazioni grandi o piccole che siano. Dobbiamo portare fuori la discussione il più possibile, solo così potrà aumentare la consapevolezza generale, base fondamentale per qualsiasi cambiamento.

DG: Credo che si debbano portare le questioni sui diritti degli omosessuali fuori dai recinti che gli omosessuali si sono destinati. Non parlo di iper-ghettizzazione, parlo di iper-protezione. Un errore. Parlare solo al proprio ombelico non serve a nulla.

Come vedete l’immediato futuro politico dell’Italia?

AM: Complicato, confuso, dagli sbocchi imprevedibili, che non è detto siano negativi. Dipenderà molto come Letta agirà, se riuscirà a far ripartire l’economia italiana, comunque spero che questo momento di nuovo eccezionale passi presto, abbiamo bisogno di maggioranze politicamente chiare e alternative. Al contrario rimarremo un Paese congelato, che ha paura di uscire dal medioevo e finalmente giungere all’era moderna.

Interviste MultipleTM: E’ un cantiere aperto, ma mi auguro che si gettino solo le fondamenta solide perché sull’architettura del palazzo non ho niente da spartire con le idee del Pdl.

FR: Bisognerebbe avere la palla di cristallo, e anche quella forse sarebbe piena di nebbia. Ma nell’estrema inconsistenza politica attuale, in questo momento indecifrabile e in cui è impossibile fare previsioni, è necessario cercare i risvolti positivi, o potenzialmente tali, che questa situazione porta con sè. Se riusciremo a individuarli e a sfruttarli, non tutto sarà perduto, anzi potrebbe essere l’inizio di una nuova stagione.

DG: Lo vedo male. Son distante e devo cambiare gli occhiali.

 

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