Vediamo un po’. Dove sta tutto sto problema per cui bisogna scrivere fiumi d’inchiostro su questo che s’incontra con quello, su Barca che va dalla Gruber, Renzi da Mentana, su Renzi che dice a Bersani di piantarla di parlare di loro due e pensare al paese (o al partito), degli incontri di D’Alema con Renzi o con quell’altro. E’ vero che la stagnazione politica è tale che di qualcosa bisogna pur scrivere, o parlare, ma è altrettanto vero che (s)parlare di guerre in una normale lotta tra correnti di partito che devono ristrutturarsi in un’unica forza in vista di elezioni prossime venture è, almeno, esagerato.
La settimana di Jorge Alberto: la complessità dell’ipermascolinità gay
Leggi l'articolo →La sensazione è che si sia generata un’abitudine tale a parlare di partiti-persona (quello di Berlusconi piuttosto che quello di Grillo, quando non quello di Monti) da trasformare le normali scaramucce tra esponenti di partito che vogliono il potere e vogliono governare in guerre senza confine, né ordine né leggi. Pensiamo, lo abbiamo sempre pensato, che il dialogo, le liti, gli scontri, le opposizioni anche aspre e la sintesi siano ciò che fanno della politica ciò che è: una splendida opportunità per chi la fa, per chi ne osserva e per chi ne scrive.
Ma se continuiamo a far passare il messaggio di chi vuole giustificare la sua incapacità di fare politica dicendo che la politica è una merda, allora siamo proprio cotti.
Il M5S come Il Partito Comunista Sovietico: “No” alla democrazia interna nei partiti
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