
Se è vero, e sarebbe solo un dettaglio, che Gandhi amava anche gli uomini, non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi. Né di cui vergognarsi. La pensano in maniera differente le autorità indiane, che avrebbero comprato per circa un milione di euro lettere autografe del grande umanista in cui si rivelerebbe la sua bisessualità.
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A parte l’insabbiatura, che non è affar nostro, fa speczie, diceva la nonna, che a vergognarsi siano gli eredi di quella libertà tanto duramente conquistata da Gandhi e pagata con la vita, e che si rivelano ora essere dei deboli cialtroni preoccupati che la bisessualità del Mahatma, se fosse data alle stampe, possa incrinare l’immagine del paese. O dei cialtroni che si considerano suoi eredi politici.
Gandhi, ancora una volta, è stato vittima dell’intolleranza contro cui ha combattuto in vita. L’intolleranza che lo ha ammazzato con un colpo di pistola al cuore. L’intolleranza che insabbia le sue lettere per paure che esistono solo nella testa dei governanti dell’India moderna.
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