
Cassano ha detto una cassanata, ne ha dette tante. ha rimarcato, tanti lo hanno fatto prima di lui, ciò che l’italico essere macho rivendica: cioè che il calcio non può essere cosa da gay. Non stiamo parlando di un premio Nobel di Letteratura, stiamo parlano di Cassano, non è Seneca, è Cassano. C’è da stupirsi?
#PrimariePD, dopo l’intervista tripla di Sky imperversavano sui social i momenti peggiori
Leggi l'articolo →Apriti cielo. indignazione, risposte, commenti, fotografie, di tutto di più. Tutto per una frase di Cassano: che in un paese come l’Italia conta più che uno scritto sul linguaggio di Wittgenstein (che Cassano non conosce, sennò forse proverebbe a capire perché pur parlando la stessa lingua non ci capiamo). C’è da stupirsi?
Siamo in Italia: le associazioni lgtb, le genti relazionate con le cose lgtb sembrabno a volte più preoccupate di dimostrare che nel mondo del calcio ci sono uomini gay, (lo sanno tutti, lo sa anche Cassano, e probabilmente in privato non fa le dichiarazioni pubbliche che sono necessarie ad uso promozionale).
Quel post-elezioni dal quale sparirono corrotti e criminali… Miracolo?
Leggi l'articolo →Davvero importa tanto sapere con chi tromba il giocatore che fa vincere la tua squadra? Sarebbe educativo che dicesse di essere gay se lo fosse? Può anche darsi, non sappiamo. A meno che qualcuno non voglia farci credere che l’orientamento sessuale è garanzia di profondità di pensiero e di mente elastica.
La reazione di fronte all’ennesima cassanata mi fa pensare che in un mondo dove tutti dicono la loro, quello italiano, sarebbe bello se fossero proprio le ”vittime” a stare zitte cercando di lavorare su altri fronti che non siano quelli del gridare più forte di coloro che già gridano troppo. Ma sarebbe come pretendere che Italia e suoi cittadini si trasformassero ci colpo in un paese civile e in un popolo decente.
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