
Franca Valeri, con la sua nuova pièce NON TUTTO È RISOLTO dal 28 Marzo al 1 Aprile, al teatro Goldoni di Venezia. Eccola qui, Franca Valeri, una “Vieille dame indigne” affabulatrice, ascoltatrice, provocatrice, questa Contessa Matilde (?) ben affiancata da una non meno tagliente e sfuggente Licia Maglietta (Angèle).
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Due signore del teatro di differenti generazioni si confrontano e si affrontano con un ritmo talvolta incalzante, talaltro sospeso, seguendo i tempi di un testo costruito come un’abile partitura musicale per mezzo soprano, soprano drammatico, un tenorino (Urbano Barberini) ed un soprano lirico d’agilità (Gabriella Franchini).
Un bel quartetto di voci, non c’è che dire! Una pièce che si costruisce e si smonta, si fa e si disfa, dove i rapporti fra i personaggi cambiano e si negano seguendo l’abile memoria trasformistica della protagonista. Un centinaio di minuti divisi in quattro scene contraddistinte dal cambio delle luci (Vincenzo Lazzaro). Ambientati in un sontuoso salone in rovina, con una branda contro una parete, due o tre seggiole che spuntano, portate da altri ambienti del palazzo, definito secentesco, una porta sulla destra, sormontata da un importante sovraporta.
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di Daniele Santi Ne fanno una al giorno. Non gli è bastato il caso Almasri, non gli è... →
Al centro di tutto, LEI, una Signorina Snob di molti decenni dopo, indomabile novantenne che troneggia su una sedia a rotelle cromata e luccicantissima sotto i riflettori, motivata dal testo che le permette di agire senza affaticarsi troppo e di snocciolare il suo bel testo, che debbo dirlo, mi ha fatto un poco ripensare alla Duras di SAVANNAH BAY, pur se meno tragico, ma non meno sfaccettato e drammatico, con memoria prodigiosa, e di centellinare pause e battute al vetriolo, come nel suo miglior stile. Certo, Angèle, ” segretaria” tiranna, non è da meno, per elegante perfidia.
Buono l’apporto vago e studiatamente distratto del “figlio”, ed il carattere chiaccherino della “cameriera” (?). Su tutto, l’attenta regia di Giuseppe Marini.
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