
Sono stati giorni di gay pride in tutto il mondo: migliaia di persone per le strade a Lima, decine di migliaia in Argentina, quattro milioni a San Paolo, un milione e mezzo a Toronto, il consueto trionfo di civiltà e allegria
Corte europea dei Diritti Umani: ricevuti i ricorsi contro l’Italia sul mancato arresto di Almasri
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al gay pride di Madrid, il successo dell’Europride, i centomila di Milano. Potremmo continuare a lungo. Ci ha stupito nemmeno più di tanto leggere i commenti acidi e inaciditi, di gentaglia il cui solo merito è quello di sapersi vendere per farsi eleggere, che parlano delle marce dell’orgoglio gay come di attentati alla civiltà, quando ci vanno leggeri. Sappiano, questi incolti e inutili cialtroni accecati dal loro potere temporale e transitorio, che se tutte le manifestazioni fossero civili e allegre come i Gay Pride, se i cortei dell’Orgoglio non fossero messi a dura prova dai fanatici che la gente come loro ha il dovere di crescere, se nelle rivendicazioni – sacrosante! – di ogni minoranza esistesse lo stesso senso civico, la stessa civiltà, lo stesso rispetto per l’altro che si respira nei gay pride, il mondo sarebbe un’altro mondo. Più civile e più pacifico. Ma è proprio ciò che questa gente non vuole: che la Pace sia un fatto.
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