Cancellare i collegi uninominali, dove vince chi prende un voto in più, e favore di un sistema interamente proporzionale corretto da un robusto premio di maggioranza. Naturalmente quella Meloni che gridava contro l’impossibilità di esprimere preferenze sui candidati, si guarda bene dall’inserire le preferenze nella proposta di Legge elettorale della maggioranza, che prevede anche un premio di maggioranza non meglio quantificato (almeno non ancora) per la coalizione che superi il 40% delle preferenze. Così che la maggioranza con una simile schiacciante supremazia nei due rami del parlamento possa fare tutto quello che le pare, compresa trasformare l’Italia nell’Ungheria di Orbán. Il nuovo “Incularellum” – ci passerete l’ironia mordace – viene subito dopo il “Porcellum” di tristissima memoria e sostituirebbe il quasi altrettando incommentabile “Rosatellum”; la proposta di legge prevede è un altra di quelle tristi propagandate meloniane ad uso gonzi che mi votano e servirebbe, nel suo racconto da influencer, a una maggiore stabilità al Governo.
Ci si chiede se a parlare sia la stessa Meloni che è al governo dal 2022 senza un scossone, quella Meloni che reclama maggiore stabilità.
Cosa succederebbe dunque con la nuova legge? Che la coalizione o la lista legata al candidato Premier vincitore otterrebbe automaticamente: 230 seggi alla Camera (su 400) e 140 seggi al Senato (su 200) per una percentuale del 57-58% dei seggi anche a chi ottenesse una percentuale di voti molto più bassa (una simulazione di YouTrend uscita il 27 febbraio conferma che il centrodestra, con questa legge, passerebbe dal 46% dei voti a circa il 57-58% dei seggi, arrivando appunto a quota 228-230 deputati).
Ci si chiede se nel 2027 saremo ancora in Italia o saremo diventati Russia (ma il pericolo non era comunista?).
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Leggi l'articolo →Nessuna preferenza, dicevamo, a parte una: il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio, (possibilmente vivente, non come certe Forza Italia che continuano a sfruttare il nome del de cuius – hai visto mai che a uno dei regali pargoli venga lo schizzo di entrare in politica nonostante i continui dinieghi), tanto per tenere la porta aperta, collegato alle liste che lo sostengono. Di voto disgiunto nemmeno a parlarne: votando un partito, si vota automaticamente il Premier a esso collegato. Poi la soglia di sbarramento al 3% (tanto Vannacci è dato al 5% e serve a tanto avere uno in coalizione che ti porta ancora più a destra)… Un 3% su base nazionale per le singole liste e premio di maggioranza su base nazionale e non più regionale, per evitare che la maggioranza al Senato sia diversa da quella della Camera (si sollevano dubbi di compatibilità con l’art. 57 della Costituzione, sia detto con rispetto).
Una legge fatta da una maggioranza che vuole tutto, altro che stabilità.
Insomma, in soldoni, il premio di maggioranza trasformerebbe per magia meloniana una maggioranza relativa, quindi una minoranza di voti, in una maggioranza assoluta di seggi: se venisse fatta una legge simile da Lula, solo per dire un nome, griderebbero al pericolo comunista e a una specie di colpo di stato mascherato da elezioni; regala un potere illimitato ai leader di partito che potranno nominare chi gli pare imponendo il voto al popolo bue; se poi avessimo un premier eletto direttamente insieme a un premio di maggioranza così alto – a una maggioranza relativa, quindi a una minoranza di voti rispetto al totale – ciao ciao al Parlamento che rimarrebbe un organetto di ratifica, al servizio della maggioranza di governo – delle maggioranze di governo.
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Leggi l'articolo →Se proprio l’obbiettivo fosse un golpe almeno avvisassero, invece di inventarsi una “stabilità” che c’è già (governano da 4 anni, facendo il contrario di quello che hanno promesso). “Stabilicum” l’hanno chiamato, perché quando la cultura c’è si vede e si capisce persino che cultura è e da dove viene.
(27 febbraio 2026)
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