Quelli che “bisogna dare il premio Nobel a Trump” perché “è un uomo di pace” sono già lì a consigliarlo per il meglio. Per numerosi media internazionali e a stelle e strisce, mentre si preparano le portaerei per darle di santa ragione agli Ayatollah – rischiando di scatenare un putiferio nell’area, questo perché The Donald è uomo di pace – i saggi consiglieri del presidente USA che delira di risultati mai conseguiti e si arrampica sugli specchi in un discorso delirante sullo Stato della Nazione dove non ha detto nulla pur parlando due ore, stanno consigliandogli di non attaccare l’Iran.
Fallo fare a Bibi (Netanyahu, per chi non fosse della famiglia del Board of Peace, quello che parteciperà alla costruzione di una nuova Gaza [sic] sui cadaveri di 100mila gazawi), così ad attaccare primo sarà Israele e tu potrai eventualmente intervenire in un secondo tempo, salvando la faccia.
Che saggi consigli quelli dei consiglieri più realisti di Re Donald. Va poi considerato che non ci sono evidenze delle accuse di cui il presidente fanfarone va vaneggiando riferendosi all’Iran: finiremo per trovarci in un altro Iraq, con un altro Tony Blair, e le solite balle occidentali sulla necessità di bombardare questo e quello perché nascondo questo e quest’altro, nel noto e conosciuto atteggiamento delinquenziale.
E di Putin e di Ucraina ne parliamo un’altra volta.
(26 febbraio 2026)
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