di Gh.Gr.
Se fossimo un quotidiano serio parleremmo di Sanremo, di quel festival là, che abbiamo liberamente scelte di non seguire dall’avvento del nuovo network a sei reti più o meno unificate a nome Telemeloni, e invece, non essendo noi un quotidiano serio, di Sanremo non parleremo. Perché c’è tanta altra televisione di cui parlare e sparlare.
Complice un’influenza che mi ha inchiodata a letto per quattro giorni ed essendo troppo intontita per pensare anche solo da lontano a qualcosa di vagamente impegnativo, mi sono data ai programmi trash – per definizione, mica per giudizio, che mi dessero almeno la scusa per non resistere all’intontimento da antipiretici. Così ho scoperto che c’è quello delle sposine di campagna regine per un giorno, con commenti che suonano all’incirca come ma a me cosa mi interiorizza questo matrimonio (mi si chiudessero le orecchie se non dico il vero) pronunciato da romagnola di poca forse pochissima cultura per la quale forse questo resterà l’unico giorno indimenticabile forse con quello del suo divorzio. Forse.
Genio della lampada il buon Della Gherardesca; colta e raffinata ironia, la sua. Anche se spara cannonate sulla croce rossa.
Da non perdere il settore sport, con quelli che il calcio non lo sanno commentare se non con voci querule, vocali così strascicate da non capire quali stiano pronunciando, gestione della vocalità delle frasi sempre uguale – alto basso alto – probabilmente perché nessuno, evidentemente nessuno, gli ha spiegato che anche da un punto di vista dell’elaborazione vocale ci sono delle regole: cioè le frasi vanno aperte e chiuse. E chi ascolta dovrebbe capirlo. Certo parliamo di calcio, mica di scienze della comunicazione.
C’è già da essere fortunati se non bestemmiano in diretta e non insultano le loro buone madri che guarda che disastri si combinano in un atto d’amore, sia benedetta la pace dei sensi.
Poi c’è questa straordinaria discrepanza, inspiegabile, tra la partita che vedevo io e quella che loro raccontavano. Io vedevo un squadra giocare contro un’altra squadra, loro vedevano giocare solo una delle due. Nonostante mi sforzassi di capire come mai ne vedessi due, cerco sempre di dare un senso alla realtà che vedo
Da qui il pensiero, unidirezionale: se noi fossimo un giornale quotidiano serio parleremmo di Sanremo, non dovremmo sforzarci parecchio per raccontare il nulla penumatico, ma dovremmo parlare di presentatori e vallette, insomma la solita storia, ma abbiamo troppa compassione per noi stessi per proseguire su questo cammino che nessuno, che non insegua i lettori, si sognerebbe di fare. E’ schifoso sbonismo? Se fosse così ne andremmo fieri.
(30 novembre 2025)
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