di Samuele Vegna
Umberto Fiora canterebbe in Rossa Palestina “la tua terra la devi liberare”. Questo basterebbe per analizzare i cortei spontanei scesi in ogni piazza italiana che hanno occupato luoghi simbolici, appena la Global Sumud Flotilla è stata abbordata dallo stato totalitario in cui è stato trasformato Israele.
Lo definisco totalitario perché ha ogni genere di caratteristica già descritte benissimo da Hannah Arendt: repressione del dissenso e campi di concentramento.
Mentre altrove in tutto il mondo gli scioperi miravano le ambasciate israeliane, qui da noi, la mira è stata differente.
I nostri cortei, sono scesi in piazza per liberare la nostra terra da un’altra deriva totalitaria, alla quale la polizia non ha saputo far fronte o non gli è stato impartito per evitare un danno maggiore d’immagine al governo di caricare chi manifestava: l’obiettivo difatti era proprio il governo, e chiederne le dimissioni. E così è stato. Il popolo italiano, trasversalmente, si è unito in un crogiolo contro una classe dirigente, ma si potrebbe dire anche contro una classe politica che definisco indegna, che né a destra né a sinistra ha saputo pronunciare la parola genocidio, né a destra né a sinistra ha pensato di riconoscere lo Stato palestinese senza se e senza ma, e che non ha alcun potere interno o esterno.
Una riflessione adeguata alla critica appena mossa è che trent’anni fa Israele non avrebbe mai abbordato navi con aiuti umanitari e con politici a bordo, che magari cercano anche visibilità, ma in ogni caso, l’attuale classe politica italiana è deludente.
Siamo la periferia del mondo occidentale, dell’Europa, per quanto riguarda diritti e doveri, ma stanotte qualcosa è successo che ha scosso nel profondo il Paese intero e che dà una nuova speranza.
Gli scioperi unitari annunciati sono la più grande minaccia che potrebbe far cadere Giorgia Meloni dal suo piedistallo (ma il governo è in carica con pieni poteri e può precettare, ndr), che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza nella gestione della questione palestinese, e non solo. Quale che sappiamo è che la Storia ricorderà questo governo come complice di uno stato amico che oggi definisco totalitario e forse, stiamo iniziando a ricordare quanto siano importanti il vero patriottismo, la vera fratellanza tra i popoli e le libertà.
Soprattutto, stiamo ricordando l’unità nelle idee, nel manifestarle in concreto e nell’usarle per costruire qualcosa.
Finalmente, sembrano tornare gli anticorpi della Democrazia, che flebilmente nelle piazze si riprende lo spazio e che fa arretrare la polizia. Intanto, solidarietà a ogni attivista della Flotilla ingiustamente bloccata in acque internazionali con un atto di pirateria. Lo dico ad attiviste e attivisti: sono con voi.
Mentre il mio editore pubblica questo mio pezzo le corazzate dell’informazione sempre pro-potere, regalano la loro narrazione mirando ad indicare colpevoli a chi ascolta.
(2 ottobre 2025)
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