di Paolo M. Minciotti

Alla fine l’hanno approvata: 227 voti favorevoli. Si è dunque arrivati alla chiusura della maratona della legge elettorale licenziata ieri dalla Camera dopo la terza fiducia, che con l’approvazione di oggi svela finalmente le brutali pulsioni onnivore di questa destra cialtronesca, impreparata, improvvisata, serva della sua leader alla quale non rimaneva che il colpo di stato legale: la dittatura della minoranza. Spaventosi, per protervia, arroganza e rabbia malcelata, gli interventi della destra durante le due ore e poco più del dibattito parlamentare.
Incredibile l’intervento di Donzelli che ha accusato l’opposizione di tutto ciò che la sua destra ha fatto, irridendo la possibilità delle opposizioni di contestare le leggi e apportare proposte
Riforma elettorale, si sono “chiusi dentro”. E allontanato la democrazia dai territori
di Massimo Mastruzzo Con 227 voti favorevoli e 164 contrari, l'8 ottobre 2026 la Camera dei deputati ha... →
Abbiamo assistit al solito teatrino che fa battute parrocchiali per un pubblico incolto, sulla legge che restituisce le preferenze agli corpo elettorale quando è invece vero il contrario. L’unica cosa certa sono i capilista, bloccati ma che “nelle ampie circoscrizioni non si sa dove scatteranno. E i capilista saranno candidati in più di un collegio, magari in tutti”, come scrive il Corriere citando una delle tante gole profonde parlamentari. C’è panico tra coloro che hanno dato tutti loro stessi per il partito che li ha fatti eleggere e che ora potrebbero venire spazzati via con un colpo di mano, scusate, un colpo di spugna come se fossero macchie. C’è panico perché, come molti sapranno, si entra sempre in parlamento per il bene del popolo, non per il proprio lauto (e spesso immeritato) guadagno mensile, o per la congrua pensione di fine legislatura.
Il meccanismo elettorale? Divertente, a partire dalla scheda. Tondini e crocette impreziosiranno il fogliaccio, dicasi lenzuolo, contenente quelle che chiamano preferenze (scelte dalle segreterie dei partiti) e, come nei quiz per la patente, l’arguto elettore dovrà spuntare la crocetta del candidato preferito subito sotto il simbolo del partito. La legge, che si preoccupa di tutto, spiega che il fogliaccio dovrà essere “in carta consistente”. I nomi? Assai più di cento, con elenco di nomi e cognomi, e tutti i partiti indicati. Facile immaginarsi file chilometriche ai seggi. Perché questa destra impresentabile, impreparata e cialtrona pensa proprio a tutto in nome del popolo. Persino a rendere l’esercizio del voto insopportabile.
Dunque la maggioranza, da sola, approva la legge che permetterà alle maggioranze di fare quello che vogliono, anche inserire l’automatico su un nuovo Ventennio se ne avessero voglia. Meloni aveva minacciato il tutti a casa se la legge non fosse passata. E mica volevano, questi qua, perdersi la pensione. Dunque approvato l’orrendo Melonellum al grido di “Prima le poltrone”. Altro che prima gli italiani.
(8 ottobre 2026)
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