di Giovanna Di Rosa

Il 5 ottobre 2026, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha registrato ufficialmente la propria voce come marchio sonoro presso l’EUIPO (l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale), perché quando bisogna occuparsi del popolo, del bene del popolo, delle tasche del popolo, dell’economia che fa bene al popolo e dello sviluppo del Paese dove vive il popolo, nessuno è pronto come la nostra presidente del Consiglio. E avendo a disposizione uno strumento come la sua voce, quella con la quale ha raccontato tutto il raccontabile per poi fare il contrario, le è nata l’idea meravigliosa di registrarla come marchio sonoro presso l’EUIPO (l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale) nel caso a qualcuno venga la malaugurata idea di usare la sua voce per prendere per il culo il popolo che lei tanto ama.
Il deposito consiste in un file audio di circa quattro secondi in cui la premier pronuncia la frase “Io sono Giorgia Meloni” (la pratica è stata curata dallo studio legale Mpmlegal) con l’obiettivo di creare uno scudo legale mirato a contrastare deepfake, clonazioni vocali tramite Intelligenza Artificiale e utilizzi commerciali o manipolatori non autorizzati (come campionamenti o remix). Posto che Meloni ha perfettamente ragione a volersi tutelare dalle volgari imitazioni, vuoi mettere il piacere di essere tu a raccontarla senza che ci si mettano di mezzo le intelligenze artificiali, ci si chiede chi potrebbe fare meglio dell’originale nella spericolata gestione dei registri del vittimismo, dell’egopatia, dell’arroganza, della rabbia, del disprezzo dell’avversario, del puntare il dito, del politico originale che quei registri conosce bene per essersi allenato ad usarli come una clava dalla più tenera età.
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Si sospetta così che a volte il culto della personalità si spinga decisamente troppo in là, ma melius abundare quam deficere, soprattutto quando si tratta di proteggere il popolo.
Registrare ufficialmente la propria voce come marchio sonoro non ha nulla a che vedere col diritto d’autore (che protegge i testi o i contenuti di un discorso); il marchio sonoro tutela infatti l’identità acustica — ovvero il timbro, le frequenze e l’inflessione vocale che rendono la voce immediatamente riconoscibile. Così anche la Garbatella, e tutte le promesse mancate della leader di Fdi in originale (e guai a chi imita ché se vanno presi per i fondelli ci penso io, l’Originale), passa ai posteri insieme alle voci di Luca Ward e Giusy Ferreri, che sono ricorsi a quel mezzo per difendere l’unicità della propria voce dagli abusi digitali. Come se bastasse.
In più occuparsi con tanta attenzione della propria voce tutelandola come un bene dimostra l’attaccamento della presidente del Consiglio al benessere dell’Italia, alla crescita del Pil, al tenere sotto controllo lo spread, alla crescita dei prezzi che continua inesorabile, al contenimento delle accise quando non alla loro eliminazione – come raccontava un video amatoriale di pessima fattura che la vedeva protagonista ormai un lustro fa – fino alla crescita industriale e ai prezzi dell’energia, tanto per ricordare tutti i punti di cui Meloni non si occupa perché impegnata alla Milano Fashion Week o nella registrazione della sua Io sono Giorgia Meloni all’EUIPO.
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(6 ottobre 2026)
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