di Ghita Gradita

C’erano anche il presidente federale Malagò, il ministro dello Sport Abodi e il numero uno del Coni Bonfiglio forse a confermare che la mediocrità sui campi da calcio e a mediocrità della politica che governa lo sporto vanno di pari passo, o forse no: certamente l’unica cosa chiara è il livello nel quale è sprofondato il calcio italiano in crisi profonda nonostante Mancini, e magari si capisce perché Guardiola ha detto grazie, un’altra volta. Mancini deve far preso, e l’ansia è una cattivissima consigliera. La squadra è inguardabile. Donnarumma non può continuare a fare miracoli nel deserto. La squadra che ha vinto quattro titoli iridati e due europei è sprofondata nella mediocirità.
A poco servono le scuse di un Mancini che difende la squadra per difendere se stesso, dopo avere vinto un Europeo senza nemmeno sapere come ha fatto, e che riesce arrampicandosi su specchi scivolosissimi a dire che comunque qualcosa di buono s’è visto. La politica, questa politica soprattutto, ha l sue brave responsabilità. Sconfitte durissime che servono solo alla Rai che trionfa nello share ormai solo con lo sport tra gol subiti e telecronisti che raccontano una partita che vedono solo loro. Una tristezza.
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(26 settembre 2026)
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