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Chiusi gli Europei di Atletica e Nuoto: Italia prima e seconda nel medagliere

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di Paolo M. Minciotti
Paolo M. Minciotti

Si sono chiusi gli European Athletics e gli European Aquatics, la doppia manifestazione un tempo conosciuta con il volgare Campionato Europeo di… con l’Italia in gran spolvero tanto nell’Atletica, dove è prima nel medagliere e nella classifica a punti, quanto nel nuoto dove è invece seconda, non che faccia differenza. Campionati Europei che hanno fatto man bassa di ascolti televisivi con share spesso superiori al 13%, nonostante il continuo peregrinare da Rai2 a Raisport e ritorno con punte del 15,9% per l’atletica e del 13,9% per il nuoto. Insomma un successo anche televisivo alla faccia di quelli che se non c’è il calcio si muore.

Re, regine e reginette

Non ne abbiamo avuti molti, tra atlete e atleti, ma qualcuno c’è e le interviste a caldo, dopo successi e insuccessi, ne hanno evidenziato peculiarità, simpatie e limiti. Su tutti Tomas Ceccon uomo di rara antipatia e immodestia il quale dopo il delirio della vittoria olimpica con primato del mondo ha pensato di potere spaziare da una disciplina all’altra non vincendo più la specialità della quale è olimpionico e primatista del mondo. Tocca svelargli un segreto: ci sono le specialità dei misti. E un esempio come Phelps.

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Poi il buon Ceccarelli: corre in batteria un 100 metri con un tempo che ormai corrono anche le atlete (10″58) e recrimina, ai microfoni Rai, di non avere sbagliato nulla o quasi nulla, di essere soddisfatto – e meno male – e compie il suo capolavoro nell’ultima frazione della finale della staffetta 4×100 quando getta – in un impeto incontrollabile di sfiducia? gli è scivolato? ribellione? cosa è successo? lo ha perso? – il testimone sulla pista, gesto che costa la squalifica all’Italia. E noi a pensare si fosse fatto male. Poi piagnucola in diretta.
Umiltà, vuol dire sapere dove si è e magari anche il perché.

Stesso discorso per la bionda dei 1500 metri. Lei, Gaia Sabbatini la magnifica, che non vince una gara e non ingrana una qualificazione nemmeno a spingerla, ed è capace, grazie a una verbosità torrenziale, di tenere banco con i suoi perché e percome, quasi che le gare si vincessero grazie alla velocità delle parole e non grazie alla forza delle gambe. E dire che c’è un esempio lampante che sarebbe da seguire: si chiama Nadia Battocletti e in silenzio, senza metterla giù troppo dura, non sbaglia un colpo.

Televisione e televisivi

Nuoto gestito dai buoni Tommaso Meccarozzi e Luca Sacchi che imbastiscono continui teatrini che dovrebbero essere simpatici, che probabilmente divertono solo loro, le consuete gag (o presunte tali) rivolte ai vicini di postazione, le battute sul naso di Sacchi, sulla corporeità di Meccarozzi, e via battute. Ma le telecronache, quando si ricordano di non essere comici, sono puntuali, intelligenti, gradevoli. Solo Luca Sacchi esagera quando prende in giro l’inno della Romania, che evidentemente gli piace poco, paragonandolo con una evidente caduta di stile, al jingle dei campionati. Se la poteva risparmiare.

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Di altro tenore le telecronache di Luca Di Bella col commento tecnico acutissimo di Stefano Tilli ad accompagnare le gare e le performance degli atleti con tifo e competenza, e nemmeno una battuta fuori posto. Un capitoletto a parte merita quello che succede durante l’eterna diretta notturna delle premiazioni del 16 agosto. Improvvisamente l’audio si interrompe e per diversi minuti pare che nessuno se ne accorga, poi ritorna, poi sparisce di nuovo e finalmente se ne accorgono con scuse al seguito.

Campionissimi

Tutti al femminile, a parte Martinenghi che torna alla grande. Sei podi per Sara Curtis che batte due mondiali in 24 ore e quattro record italiani, tre podi per l’eterna Simona Quadarella che si porta a casa 400sl, 800sl e 1500sl giustiziando per tre volte le tedesche, e fa sua la tripletta per la terza volta. Mai nessuno come lei. Tutti e tre, i campionissimi, estremamente umili di fronte allo sport che praticano a livelli altissimi, con la consapevolezza dell’applicazione continua come mezzo e non come vanto. Si dovrebbe tornare a Ceccon, ma non ne abbiamo più voglia.

Meglio se si ritorna all’atletica con gli eroi e le eroine delle 4×400 in gran spolvero, oro la maschile e bronzo la femminile. E ci permetterete di eleggere, su tutti, il nostro idolo: è Mohamed Soudassi, detto Momo, che a nemmeno vent’anni ha scatenato tutta la sua fame di vittoria, di rivalse e di successo, in un giro di pista straordinario (44″8) che stupiva per la voglia di correre e vincere.

Medagliere & medaglieri

L’Italia vince il medagliere di Birmingham 2026 battendo proprio i britannici e la Germania; vince anche la speciale classifica a punti ed è, insomma, un trionfo. E’ seconda, ma è un trionfo lo stesso, nella speciale classifica del nuoto con un sacco di ori persi per un centesimo (perdere per un centesimo non è sfiga, è trascurare i dettagli) e magari i tecnici ne approfitteranno per una strigliata a qualcuno – ci pareva di avvertire l’intenzione nell’aria dalle interviste finali.

Due spedizioni, in soldoni, trionfali per lo sport italiano, uno sport formato da professionisti che mettono il loro talento al servizio di loro stessi al contrario dei troppi tromboni che popolano il mondo del calcio, che guadagnano in un anno quello che un operaio non mette insieme in una vita, celebrati come divinità nonostante i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Gli eroi della Storia

E’ Andy Diaz che vola a 18.15 e lascia tutti a bocca aperta per la facilità con la quale esprime il suo gesto atletico. La misura è a un passo dal record mondiale (Diaz vale molto, ma molto di più di 18.29) ed è l’ennesimo record italiano della storia italiana di questo straordinario atleta. Ed è Chiara Pellacani che con le sue cinque medaglie d’oro, su cinque gare disputate ha dato dimostrazione di cosa vuol dire vincere.

 

(17 agosto 2026)

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