di Paolo M. Minciotti
Ora che sono di moda le Olimpiadi e che c’è la polemica scatenata dal razzismo di quelli più realisti della regina contro Ghali e dall’incompetenza di chi fa le telecronache sin tener ni puta idea di come si fanno (dando per scontato ad esempio che lo stadio di San Siro si debba chiamare Stadio Olimpico per proprietà transitiva), tornano di moda anche i commentatori da social del gruppo mai fondato del “toglietemi il fiasco”.
Il loro grido di dolore fatto della consapevolezza dell’essere quel poco che sono, li spinge a cercare una conferma in un like a un commento da scuola dell’infanzia che non riceveranno mai. Sono parole a base di “E’ tutto preparato”, di “E’ tutto per fari pubblicità” e giù il prossimo bicchiere.
Ma ciò che sconcerta, perché a noi piace essere sconcertati, va molto al di là di quello che viene affermato nel commento. Parliamo della sicumera con la quale la signora e il signore di turno affermano ciò che nemmeno pensano e sono convinti non solo di pensarlo, ma persino di affermarlo – convinti che il loro Manifesto del Mal di Pancia di tre parole con dodici errori, possa servire a qualcosa che vada oltre agli introiti generati dal social di turno grazie alle loro cazzate. Certo, la possibilità che non sappiano di generare guadagni ad altri mentre pensano di intervenire sul futuro del mondo scrivendo porcate, è direttamente proporzionale ai litri contenuti nel fiasco.
(8 febbraio 2026)
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