di Daniele Santi
E’ straordinario seguire la televisione italiana agli augusti servigi del network trasversale noto come Telemeloni. A parte quella che chiamano informazione e che davvero rasenta ormai le comiche finali e il parapaponziponzipò, con programmi mattutini per Rsa dove si inondano le povere telespettatrici di notizie (spesso vecchie di due giorni) basate prevalentemente sulla paura e sulle morti (altrui, perché spaventarle va bene ma bisogna tenerle vive, sennò chi ci guarda?), insieme a giovin virgulti di pochissima cultura e nessunissima preparazione che pronunciano l’italiano alla Ciriaco De Mita, sostituendo i suoni gutturali di “c” con le “g”, i suoni labiali della “p” con la “b”, per arrivare al genio di quella che è portatrice di supercultura, rigorosamente ripresa di spalle – mica è privacy, è che persino i registi hanno senso del pudore – mentre ricorda al suo compagno di sventura che quando le cose non le prendi in considerazione “poi passano in cavallerizza”.
Cosa rimane da fare se non piangere o urlare (com’è profondo il mare) o farsi sonore risate previa presa di coscienza che quella televisione lì ci fa capire esattamente perché gente come Berlusconi prima e poi Meloni, prendano in mano la politica raccontando la qualunque, senza mantenere nulla di quello che hanno promesso.
Il potere si rivolge a gente che sa poco o pochissimo, che non è interessata a nulla che non sia il proprio tornaconto (oggi si chiama adesione al condono o alla rottamazione), tesi non alla loro realizzazione personale lungo l’arco di una vita, ma all’apparizione in televisione almeno una volta in un programma di successo, che hanno sessant’anni ma si comportano e si vestono come quindicenni trombandosi il ventenne di turno.
E’ un circo di quart’ordine che un esercito di disperati senza averne contezza, che urlanti si mettono in piazza pensando che tale tracotante azione contribuisca a cambiare la loro realtà personale quando invece la peggioreranno (ma ancora non se ne sono accorti), contribuendo incoscientemente all’imbarbarimento della società dalla quale vogliono uscire diventando parte di quell’ingranaggio perverso che, in nome del mercato e del potere (o del potere del mercato) ha come obbiettivo rendere la società sempre più ignorante, sempre più incolta, sempre più ignorante, vendo sogni che durano il tempo di un sogno.
Ma non dimenticate che quando si risveglieranno alla loro realtà da incubo sarà colpa dei radical-chic e dei migranti che invadono, non dimenticatelo.
(17 novembre 2025)
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