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Affluenza del voto in Calabria: un dato “drogato” che nasconde dinamiche complesse

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di Massimo Mastruzzo*

Il dato politico più evidente è già chiaro: l‘affluenza alle urne in Calabria è ancora una volta bassa, e la regione fatica a riconoscersi in una classe dirigente stabile e duratura, nonostante le promesse di cambiamento e i numerosi commissariamenti. Nella prima giornata di votazioni, si sono recati alle urne 549.137 elettori, e si prevede che alla chiusura delle urne l’affluenza raggiunga circa 800.000 persone. Subito dopo, come sempre, inizieranno i commenti relativi all’astensione e alla diserzione dalle urne. Ma è davvero così semplice?

In realtà, il dato che si presenta è più complesso di quanto sembri. Come spesso accade in Calabria, il numero degli elettori appare “gonfiato” rispetto alla reale affluenza. La regione, infatti, presenta una peculiarità che incide pesantemente sul dato finale: ci sono più elettori che residenti. A sostenerlo è la stessa Regione Calabria, che sottolinea come a fronte di 1.888.368 aventi diritto al voto, i residenti effettivi siano in realtà meno: secondo l’ultimo censimento, risalente al 2021, la popolazione residente in Calabria ammonta a 1.855.454.

Dentro il dato degli aventi diritto, si contano anche circa 367.000 calabresi che vivono all’estero e sono iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Questi elettori, pur essendo ufficialmente “aventi diritto”, non votano nelle elezioni regionali, poiché non è previsto il voto per corrispondenza. Ciò implica che, alla fine dei conti, il numero reale di elettori che effettivamente vivono e votano in Calabria si aggiri intorno ai 1,2 milioni. Tuttavia, la percentuale di affluenza continua a essere calcolata su quasi 1,9 milioni di aventi diritto, il che spiega perché l’affluenza regionale risulti significativamente più bassa rispetto ad altre regioni italiane.

Il dato più preoccupante, però, è un altro. Se la forbice tra i principali schieramenti politici sarà minima, come sembra probabile, le elezioni calabresi rischiano di essere condizionate da dinamiche più complesse e pericolose. In una regione dove la criminalità è spesso collusa con la politica, il controllo di una porzione relativamente piccola di voti, ad esempio il 12-15%, può essere sufficiente per determinare l’esito finale delle elezioni. È innegabile che, in Calabria, il voto possa essere influenzato non solo da fattori ideologici e politici, ma anche da interessi criminali che, storicamente, hanno avuto un ruolo significativo nel determinare chi governa la regione.

Questa realtà solleva una domanda fondamentale: come può la Calabria costruire una classe dirigente solida e duratura se non riesce neppure a garantire una partecipazione elettorale sana e trasparente? Il rischio è quello di minare alla base la democrazia stessa, lasciando campo libero a forme di governabilità in cui il merito e la stabilità politica sono subordinate a logiche di potere molto più sotterranee.

Un altro fattore che non può essere ignorato è il crescente numero di calabresi fuori sede, in Italia e all’estero. Questi cittadini, pur vivendo altrove, continuano a rappresentare un voto importante nelle elezioni regionali, ma non sempre sono in grado di sentirsi parte di un progetto politico che li riguarda da vicino. Molti di loro potrebbero non sentirsi coinvolti nelle dinamiche elettorali calabresi, e questa disconnessione può contribuire al progressivo disinteresse per la politica regionale.

Sarebbe interessante riflettere su come la Calabria potrebbe riuscire a rendere più partecipativi questi elettori fuori sede, creando un senso di appartenenza che non sia limitato ai confini geografici della regione. Riforme politiche che prevedano, per esempio, l’introduzione del voto per corrispondenza o la creazione di forme di rappresentanza diretta dei calabresi all’estero potrebbero contribuire a riavvicinare questi cittadini alla politica regionale.

Una riforma della politica per un futuro più partecipato

L’affluenza alle urne in Calabria non può essere letta solo come un dato statistico: è il riflesso di una più ampia difficoltà di costruire un’identità politica condivisa, di superare le divisioni interne e di promuovere una classe dirigente capace di rispondere alle reali esigenze della popolazione. Le promesse di rinnovamento sono state troppe, ma i risultati sono stati pochi. Per cambiare la rotta, sarà necessario un cambiamento strutturale e culturale che coinvolga tutti i cittadini, inclusi i fuori sede.

In questo scenario, la politica calabrese ha la responsabilità di affrontare la sfida di rafforzare la democrazia e la partecipazione. Solo così la regione potrà sperare di uscire dal ciclo di commissariamenti e di instabilità che l’ha caratterizzata negli ultimi decenni, e avviare finalmente un processo di rinnovamento autentico.

 

*Direttivo nazionale MET
Movimento Equità Territoriale

 

 

 

(6 ottobre 2025)

©gaiaitalia.com 2025 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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