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Governo. Comunicazione e cose da fare #iolapensocosì di Marco Biondi

di Redazione #iolapensocosì twitter@gaiaitaliacom #politica

 

Dalla comunicazione nazionale di un grande Paese democratico ci si aspetta una informazione sostanzialmente corretta, anche se, inevitabilmente, di parte. Perché da noi ho l’impressione che non sia proprio così?

Parliamo delle mediazioni di governo. Si sa che una qualsiasi coalizione di governo deve necessariamente mediare tra le varie componenti prima di poter varare le misure, le riforme, le nuove norme che hanno trovato la condivisione delle forze che compongono la maggioranza. È inevitabile.

O meglio, sarebbe stato evitabile se la storia avesse preso una strada diversa al voto per il referendum relativo alla riforma costituzionale del 4 Dicembre 2016. Se l’esito del referendum avesse confermato le riforme varate da quel Parlamento, oggi avremmo una diversa forma di democrazia costituzionale, basata su un Governo formato dal partito o dalla coalizione vincente al voto popolare. Così non è stato, lo sappiamo tutti.

Lo spauracchio della famosa “deriva autoritaria” paventata da quella che a suo tempo fu correttamente definita “l’accozzaglia” ha sconfitto gli impulsi riformisti, regalandoci altri decenni di democrazia basata sul sistema proporzionale. Nei parlamenti così composti, tutto può valere, basta raggiungere la maggioranza dei seggi. E così, partiti che si sono presentati divisi e diversissimi al voto, possono trovarsi, per volontà spontanea o un po’ a forza per garantire governabilità, a formare una maggioranza, ed a governare.

È accaduto a Lega e 5Stelle (col beneplacito di Forza Italia), poi soppiantati per manifesta incapacità dall’attuale coalizione. Sappiamo che se non si fosse formata questa maggioranza, avremmo avuto un Salvini plenipotenziario che avrebbe portato il nostro Paese nelle avide braccia di Putin, finalmente liberandosi dal controllo dell’Europa. Non me ne lamento di sicuro. Ma questa è la storia recente che ci ha condotto a dove siamo oggi.

Il punto al quale voglio arrivare, dopo questo lungo, ma inevitabile preambolo, è il seguente: se serve trovare una mediazione, significa che ogni partito rappresenta all’interno della coalizione le proprie specificità e ribadisce le proprie inclinazioni e, cercando di far prevalere l’interesse nazionale, cerca il famoso compromesso.

Oggi da noi si insinua le perfida legge della comunicazione che strumentalizza a beneficio del proprio editore (o delle forze politiche di riferimento) le singole posizioni.

Così assistiamo al fenomeno che se Italia Viva (che non ha potere né forza comunicativa esterna) chiede o si impunta su qualche misura particolare, ecco che la comunicazione parla di minaccia di veto o di ricatto, se è qualcun altro, ecco che si torna a parlare di una normale dialettica tra alleati.

Se i 5 Stelle bloccano per settimane le misure per la “ripartenza”, dichiarandosi contrari alla legalizzazione dei braccianti e dei lavoratori in nero, nessuno chiede loro come mai non si sono battuti per la legalità quando hanno votato e approvato i condoni edilizi nascosti per Ischia, o l’ennesimo condono fiscale. Nessuno.

Non voglio apparire quello che fa la vittima e che insinua complotti contro Renzi, ma non riesco a digerire che proposte sacrosante che vengono da Italia Viva, siano spacciate per ricatti, mentre quando poi, magari, vengono adottate, si trovi sempre qualcun altro che se ne intesta il merito. Io vorrei che si potesse ristabilire un minimo di equilibrio e di equità. Se Rai3 concede a Italia Viva lo ZERO per cento di spazio, vorrei che ci fosse qualcuno che impone un riequilibrio. Oggi non c’è!

Altrimenti mi viene il sospetto che i voti di Italia Viva si tengono per non mandare a casa tutti i parlamentari, ma si continua a vivere quello che dovrebbe essere un partner di governo come in realtà l’unico nemico da combattere e da neutralizzare. Ho come il sospetto che non dia troppo fastidio un travaso di voti tra PD e 5 Stelle, pur di non farne andare nessuno al gruppo di Renzi. Non credo di soffrire sindrome da complottismo, ma la mia è una semplice osservazione dei fatti e dei numeri.

D’altra parte, questa democrazia fondata sull’inciucio e sul compromesso è quella voluta da chi si è battuto contro la riforma costituzionale; qualcuno che, guarda caso, rappresenta gli attuali compagni di viaggio dell’odiato nemico, già a suo tempo sconfitto grazie al supporto fondamentale della comunicazione “di regime”.

 

(12 maggio 2020)

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