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L’Arte vista da Emilio Campanella. Autunno Guggenheim con Picasso

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di Emilio Campanella, twitter@gaiaitaliacom #Arte

 

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Due esposizioni importanti, concomitanti ed intriganti, la prima, aperta da fine agosto, s’intitola Picasso sulla spiaggia (inevitabile ripensare allo storico Einstein on the beach di Bob Wilson) colta e sottile immersione nel mondo picassiano e per il caso specifico, nell’ambientazione solare delle spiagge del sud della Francia nel 1937, anno cruciale per i destini dell’Europa e del mondo intero.

In due piccole sale (che si chiamano Project Rooms) dense e fortemente emozionanti, Luca Massimo Barbero ha radunato tre tele sullo stesso tema: Sulla spiaggia, della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, Grande bagnante con libro e Due nudi sulla spiaggia, sempre dello stesso anno e provenienti dal Museo Picasso di Parigi; dieci disegni preparatori e studi sul tema della spiaggia, in un ambiente, quello mediterraneo, che ha fortemente influenzato l’artista che, come si sa, ha molto guardato alla pittura antica come a quella più vicina a lui, rielaborando queste tematiche che divennero alcune delle sue precipue. Anche una scultura, sullo stesso tema , proveniente sempre dal Museo Picasso, ovviamente coinvolto nel progetto, che ampiamente s’intitola Picasso Méditerranée, e comprende nel novero, molte istituzioni internazionali; esposti anche due fogli intitolati Sogno e menzogna di Franco, collegati a Guernica, e dello stesso anno, anche questi della Collezione Guggenheim di Venezia.

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Un percorso sintetico, pregnante e di grande forza.

La seconda s’intitola: Simbolismo mistico. Il Salon de la Rose+Croix a Parigi, 1892-1897, proveniente dal Solomon R. Guggenheim di New York, dove è stata aperta dal 30 giugno al 4 ottobre scorso, si potrà visitare a Venezia sino al 7 Gennaio 2018 come la mostra precedentemente descritta.

Curata da Vivien Greene, si prefigge lo scopo, direi raggiunto, di evocare quel momento, quella corrente, il personaggio che ispirò un movimento cui più o meno tutti gli artisti dell’epoca aderirono, anche solo di passaggio e che si affiancava ad altri concomitanti, di poco precedenti o successivi, facendo leva su un bisogno di rivalutazione della spiritualità” rinnovata”, rivissuta anche alla luce delle conoscenze e della scoperta delle filosofie orientali, creando sincretismi, o presunti tali, talvolta molto stridenti, ma altrettanto stimolanti in un momento di grande vivacità intellettuale ed artistica.

Le sale hanno molti punti di riposo rappresentati da divani, pouf, dormeuses di vario tipo, di fronte alle opere più intense dell’esposizione, e musiche di grande valore sono diffuse, a completare l’atmosfera e l’immersione il più possibile aderente a quella dei Salon del tempo, ascoltando brani di composizioni dell’epoca ed eseguite proprio in quelle occasioni: Wagner, Satie ed altri. Joséphin Péladan, eccentrico guru ed animatore di quegli anni e della corrente, è celebrato nella seconda sala, con tre ritratti curiosi e quasi divertenti, che ne sottolineano l’ispirazione spirituale da grande iniziato, ma che come si sa, sapeva fare bene i propri affari, tanto che il biglietto d’ingresso alle sue mostre era di ben 20 Franchi, una cifra non certo contenuta per l’epoca, e che determinava una cernita netta di pubblico. Nel percorso espositivo puntualmente testimoniato dal curioso, baraccone, decoratissimo catalogo, che evoca da vicino edizioni d’epoca, s’incontrano opere di Rouault, Khnopff, Bourdelle, ed una magnifica sala di Vallotton.

Ad un determinante Previati si è dovuto rinunciare, con molto dispiacere, per problemi di spazio.

 




(2 novembre 2017)

©gaiaitalia.com 2017 – diritti riservati, riproduzione vietata

 



 

 

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