di Giovanna Di Rosa
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I risultati della elezioni in Catalogna tenutasi il 27 settembre scorso indicano una chiarissima vittoria della piattaforma secessionista di Artur Más, una vittoria che quasi sicuramente non sarà però sufficente a far sì che il processo di secessione voluto dal presidente al potere che viene riconfermato dalle urne, abbia la forza necessaria a mettersi in moto e condurre poi all’effettiva indipendenza della Catalogna dal resto della Spagna.
La piattaforma vincitrice si porta a casa il 39,57% e sfiora, ma non conquista, la maggioranza assoluta dei seggi: dovrà entrare in coalizione con un altro partito, almeno uno, con il rischio che la sua maggioranza venga ribaltata qualora ci sia un voto di sfiducia ed una nuova maggioranza abbia voti sufficenti a governare (ed una eventuale coalizione degli altri partiti la maggioranza ce l’ha, o meglio, l’avrebbe a 64 seggi contro i 62 della coalizione guidata da Artur Más).

Continua quindi il cammino della Catalogna verso l’auonomia tra piccoli passi avanti e piccoli passi indietro, una indipendenza che la maggioranza dei Catalani dimostra comunque di non volere. I cittadini catalani sono il 19% della popolazione del Regno e producono il 19% del Pil spagnolo (l’indipendenza della Catalogna avrebbe un’effetto devastante sulla svogliata economia spagnola). La Costituzione del paese impedisce che una regione possa staccarsi dal Regno senza una modifica della stessa.
Sul piano politico il primo ministro Rajoy esce devastato dalla consultazione. Non va bene nemmeno al PSOE (PSC), che però tiene attestando il suo segno meno attorno ad un punto e mezzo. Anche i gèni di Podemos, altro movimento nato per cambiare il mondo, proprio non riescono a convincere che un misero 8% (che potrebbe essere utilissimo a Más).
(28 settembre 2015)
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