di Vittorio Lussana twitter@vittoriolussana
Albergo di Miramare chiuso dal Comune per gravi carenze di sicurezza. Il controllo successivo ad un’operazione di contrasto allo spaccio della Polizia locale
Nel pomeriggio di mercoledì scorso gli agenti in borghese della squadra di polizia giudiziaria della Polizia locale di... →
La verità è che torti e ragioni coesistono da entrambe le parti: a) in sede europea, non è avvenuto o non si è voluto quel ricambio tra conservatori e socialisti il quale, oltre a portare al centro dell’attenzione una vera riforma del welfare occidentale, al fine di renderlo più sostenibile, avrebbe potuto, al contempo, dimostrare come un’economia basata su una moneta forte sia assai più vantaggiosa di una incardinata su una moneta debole, come la stessa signora Merkel ci insegna; b) dal punto di vista greco e del suo attuale Governo, invece, si preferisce mantenere la vecchia strutturazione turistica dell’economia ellenica, importante ma non fondamentale in un mondo globalizzato, che offre svariate alternative e soffre una fortissima concorrenza, anziché favorire (come giustamente aveva tentato l’ex primo ministro socialista Papandreou) l’arrivo di capitali ‘freschi’ dall’estero, gli unici in grado di risvegliare interi settori e comparti economici del Peloponneso. Detto in estrema sintesi, molti greci preferiscono rimanere inchiodati alla vecchia logica del welfare assistenziale, piuttosto che tentare nuove iniziative basate sull’innovazione tecnologica, o ricorrere a metodologie di riorganizzazione industriale maggiormente all’avanguardia. Quest’ultimo aspetto è quello che dovrebbe preoccupare maggiormente, poiché anche l’Italia ha un problema molto simile: non si riesce a far comprendere che nuovi elementi di capitalismo moderno, ‘direzionati’ verso il sociale, possono produrre nuovi posti di lavoro e iniziative di successo, in grado non soltanto di ottenere bilanci in attivo, ma di favorire, nel medio-lungo periodo, un più congruo abbassamento del livello fiscale, la programmazione di nuove economie di ‘scala’, un riassorbimento reale della disoccupazione giovanile.
“Le istituzioni non sono nostre”, lezione di stile di Silvia Salis alle destre di governo e di divisione
La Sindaca di Genova Silvia Salis non le ha mandate a dire dopo che per chissà quale ragione... →
Tratto dal fondo “Le Posate d’Argento”, di Vittorio Lussana, direttore di Laici.it e pubblicato sullo stesso periodico online. Grazie all’amico e collaboratore Vittorio per avercene concessa la pubblicazione.
(5 luglio 2015)
©gaiaitalia.com 2015 – diritti riservati, riproduzione vietata
