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Il blog di Grillo risponde a modo suo alla #sorpresina di Renzi sui rimborsi elettorali

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Testo:

Beppe Grillo 15di Giancarlo Grassi

Matteo Renzi all’Assemblea PD di domenica ha lanciato una provocazione-azione al M5S del Vate Grillo “Noi siamo pronti a rinunciare ai rimborsi elettorali. Però tu ti impegni a cambiare la legge elettorale insieme a noi. Se non lo fai, sei un chiacchierone, Beppe firma qui” e aveva poi aggiunto “Io sono disponibile a rinunciare ai 40 milioni del prossimo anno se tu ti impegni per superare il Senato, abolire le Province e su legge elettorale“, chiosando con un provocatorio “Se noi ci stai, sei per l’ennesima volta un chiacchierone e l’espressione buffone vale per te“.

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Un chiaro invito al confronto, al quale il sito risponde secondo lo stile del fondatore e padrone del M5S, con scorribande tra la scurrilità, il non-sense e cose sensate dette male.

Il blog di Grillo risponde così: “I rimborsi elettorali vanno restituiti agli italiani, non a Grillo. Sono soldi che i partiti hanno incassato aggirando un referendum e che la stessa Corte dei Conti ha denunciato come non dovuti. Caccia la grana, Renzie, e cacciala tutta, non solo la seconda rata, anche la prima, quella di luglio, una parte dei 91 milioni che il pdexmenoelle ha portato a casa insieme al partito del noto pregiudicato di cui è ora, grazie al M5S, vedovo inconsolabile. Ma la restituzione dei finanziamenti di questa legislatura è solo un acconto. Il pdexmenoelle ha preso rimborsi illegittimi in questi vent’anni per circa un miliardo di euro. Soldi degli italiani, provenienti dalle tasse, dal loro lavoro. Anche il miliardo va restituito, il pdexmenoelle si venda le sue proprietà e provveda. Il M5S non ha bisogno di “restituire” i rimborsi, non li ha mai presi. E’ sufficiente rifiutarli. Renzie informi palle d’acciaio Letta”.

A una proposta politica, discutibile finché si vuole,  il Capo di partito che rovina la sua stessa creatura con le sue intemperanze verbali (il mito di Saturno che mangia i suoi figli non c’entra nulla), scavalcato in populismo dal Movimento dei Forconi, perché c’è sempre chi è più populista, rifiuta ancora una volta qualsiasi tipo di confronto.

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In Parlamento e fuori la linea del M5S dettata dal Vate è l’insulto, la gazzarra, la mancanza di rispetto, la battuta greve e volgare, il nomignolo coniato per screditare l’avversario – in perfetta armonia con il maestro del discredito Silvio Berlusconi alla cui Forza Italia in queste settimane Grillo guarda con simpatia, il che la dice lunga sul concetto di democrazia del Vate.

Concludo, il post sul sito di Beppe Grillo gridando alle elezioni anticipate senza la riforma elettorale – ora gli va bene anche il Mattarellum, come gli andava bene il procellum che poche settimane prima gli faceva schifo,  perché bisogna sempre cambiare idea per seguire il vento: è il principio del perfetto populista.

Scrive Grillo, o chi per lui: “Si sciolga il Parlamento e si ritorni al voto con il Mattarellum. Sarà il prossimo Parlamento a fare la nuova legge elettorale. Nel frattempo, nei mesi di gennaio e febbraio, 100.000 iscritti al M5S certificati definiranno on line la proposta di legge elettorale del M5S”.

I quasi tre milioni di votanti che hanno votato con una percentuale di quasi il 70% Matteo Renzi alle primarie PD dell’8 dicembre, per Grillo non contano niente. Niente conta. Solo le sue grida e i suoi sproloqui.

 

 

 

 

 

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