Chi si aspettava vincitori delle primarie, magari anche gay o lesbiche, ai primi posti delle liste, magari alla Camera, si è sbagliato. Scorrendo le liste del PD ho a lungo cercato di trovare il nome di Sergio Lo Giudice (specifico che non muoio dalla voglia di vederlo eletto, ma è stato ipervotato a Bologna: vox populi vox gay) senza trovarlo.
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Non l’avranno mica messo nella lista del Senato? Mi son detta. E lo trovo lì. Al numero 12, che magari lo eleggono anche e si dovrebbe dopo tutti i voti che ha preso, mica perché mi è simpatico, tutto il contrario, e dopo aver visto il nome di Anna Paola Concia al numero 3 in Abruzzo (lei che è la donna sicuramente più popolare del PD) la sensazione è che “li mettiamo lì che non si vedano troppo, che non sian troppo visibili, questi froczi”, che magari l’elettorato cattolico si incazza.
Che poi magari se non vanno dentro (alla Camera o al Senato, natürlich) le unioni alla tedesca diveneteranno in fretta quelle all’Italiana, che le abbiam già viste. Che le leggi si fan coi voti, vero Pierluigzi?
E del resto se proprio volessimo pigliarlo in culo e punto non c’avremmo bisogno di metterci in politica, vero Pierluigzi? Insomma un po’ di coraggio in più, che non dovrebbe mancare mai, poteva anche servire.
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Ma cosa lo dico a fame che son donna, e come tale, inferiore?
P.S. Mentre pubblicavamo questo articolo ci arrivava la notizia delle candidature alla Camera di Ivan Scalfarotto e Alessandro Zan (e parrebbe anche Franco Grilllini) che se non mi fa cambiare idea su ciò che ho scritto almeno da un po’ più di visibilità alla sensibile questione di cinque milioni di italiani senza diritti…

