Per tutta la giornata si sono susseguiti i de profundis per il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez da parte di tutta la stampa italiana, buona parte della quale sembra tradurre il castigliano a braccio per via della somiglianza linguistica: il grido attenti ai falsi amici, linguisticamente parlando ma non solo, non sarà mai lanciato con abbastanza potenza. Questo quotidiano nacque, nella sua prima fase sperimentale, in Spagna, quando alcuni di noi vivevano da quelle parti. Ebbene per capire come funzioni la politica spagnola, tra gli spagnoli bisogna viverci, perché da quelle parti le cose non vanno come – con la solita faciloneria tutta italiana – si pensa da queste parti.
Ad esempio che i sondaggi diano il PSOE al 25%, il PP attorno al 32% e i neofranchisti neri come la pece di Vox terzo partito (17% circa) che già lavora per la coalizione col PP dettando condizioni, non significa nulla. Perché a Madrid, dentro la Moncloa, quando si vuole fare sul serio si utilizza lo strumento della sfiducia costruttiva: cioè si cerca una nuova maggioranza in parlamento, la si trova, si promuove la mozione di sfiducia, la si fa passare, e dal giorno dopo la maggioranza è cambiata e il governo ha un nuovo colore politico. Perché a Madrid, dentro la Moncloa, quando si vuole fare sul serio le cose si risolvono in Parlamento: è lì che si misura la tenuta di un governo, tra minacce di sfiducia, mozioni e cambi di maggioranza. Così Rajoy mise alle strette Zapatero portandolo alla resa e al voto anticipato; così nel 2018 Sánchez ribaltò la mesa mandando a casa lo stesso Rajoy con la sfiducia costruttiva. Siamo stupiti che tra i tanti esperti all’italiana nessuno si sia chiesto perché, se VOX e PP hanno davvero i numeri per governare, non usino questi strumenti che l’ordinamento spagnolo offre per non costringere gli spagnoli ad andare al voto ad ogni flatulenza della politica. Perché fu senza tanta filosofia che Sánchez mandò a casa Rajoy il 1° giugno 2018 all’indomani della sentenza sul caso Gürtel. Per questo vogliono fargliela pagare.
Online il numero 9 di MESE, dal titolo “Ci vuole un Fiore”
Si intitola "Ci vuole un fiore", il numero di ottobre, numero 9, di MESE: il mensile online di... →
Ci si stupisce che si dia per morto un primo ministro che anticipa le elezioni di qualche mese come se lo facesse per disperazione, quando è chiaro che nessuno anticipa le elezioni se non ha la sensazione di avere più di una chance. Anche perché le piazza che si agitano in queste ore a Madrid e in altre città iberiche è il PSOE a conoscerle bene, non sono le destre. E gli accordi con i partiti catalani li può fare solo il PSOE, non certo le destre. Per questo crediamo che prima di dare per morto Pedro Sánchez si debba aspettare la tarda serata del 29 novembre.
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La Rai ha mosso un altro attacco a Sigfrido Ranucci, al quale non si sta facendo mancare nulla... →
(5 ottobre 2026)
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