Molti degli avvenimenti recenti e delle notizie di cronaca politica dimostrano quanto negli ultimi lustri il passo dal bar alla politica sia stato breve. Troppo breve. A sdoganare con faciloneria quasi infantile, ad inseguire il guadagno immediato, come quando rubi la caramella, e a perdere di vista il progetto politico a lunga scadenza naturalmente le destre, Lega in testa il cui recruitment sembra vertere attorno alla genuflessione al capo e alla capacità di spararle grosse, possibilmente via social.
Politica? Chi se ne frega della politica, noi vogliamo voti subito. Voti subito vuol dire poltrone. Se finiscono all’impreparato che esce ubriaco e si sveglia consigliere o assessore poco importa.
Basta guardarsi intorno per scoprire quanto cialtronume tanto impreparato quanto violento, tanto ignorante quanto arrogante, tanto presuntuoso quanto vuoto, è riuscito a poggiare le flaccide chiappe su desiderate poltrone dal quale esercitare il proprio potere tanto inutile, perché si crede eterno, quanto infantile – e il bambino, si sa, si sente eterno.
(11 febbraio 2026)
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