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HomeCopertinaLibertà è partecipazione. Se lo cantava Gaber possiamo cantarlo anche noi

Libertà è partecipazione. Se lo cantava Gaber possiamo cantarlo anche noi

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di Samuele Vegna
Libertà è partecipazione. Lo canta Gaber, lo dobbiamo cantare anche noi. “La libertà di insegnamento parte dalle piazze. Dal 7 al 13 Febbraio”.
La settimana è promossa dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e da Docenti per Gaza per ribadire il diritto alla libertà d’insegnamento e rispondere alle iniziative medievali e restauratrici del Ministro Valditara.
Sul sito dell’Osservatorio è possibile scaricare i materiali didattici da utilizzare in classe al link https://osservatorionomilscuola.com/settimana-di-mobilitazione-per-la-liberta-dinsegnamento/.
Così recita il comunicato stampa.

Dalla crisi internazionale dei diritti alle piazze. 7-13 Febbraio
A dicembre insegnanti, studenti e studentesse di 500 scuole, aderendo a una proposta didattica di Docenti per Gaza, hanno partecipato a una lezione online con Francesca Albanese con la presentazione del libro “Quando il mondo dorme” che racconta le condizioni in cui vive il popolo palestinese.
Sette di queste sono state segnalate pubblicamente, talvolta anche in modo erroneo e diffamatorio, da esponenti locali di Fratelli d’Italia e della Lega che hanno trasformato una proposta didattica in uno scontro politico. Immediata la risposta del Ministero che invece di difendere i e le docenti dalla gogna mediatica, ha fatto partire “ispezioni” in maniera del tutto arbitraria.
La scuola, in tutte le sue componenti, ha svolto un ruolo fondamentale, contribuendo a formare quel senso comune generale di condanna di fronte a una massima ingiustizia.
Se vogliono colpire la libertà di insegnamento, come docenti abbiamo il dovere di difendere tale norma di rango costituzionale e rivendicare all’interno del nostro lavoro quotidiano; se rinunciamo a parlare di Palestina e di diritti violati e a scegliere autonomamente gli esperti che devono entrare nelle nostre scuole, allora avranno avuto ragione a “colpirne uno per educarne cento!”.
Ma l’attacco alla libertà di insegnamento non nasce con le recenti ispezioni, già a novembre il ministero aveva fatto una circolare che cercava di orientare, limitare e censurare l’autonomia didattica dei docenti e delle docenti.
Ancora prima di conoscere l’esito delle ispezioni, i Dirigenti hanno iniziato a censurare iniziative, eclatante il caso di Bologna e il divieto di ospitare un’iniziativa con alcuni obiettori di coscienza israeliani o le recenti interrogazioni parlamentari su Liceo Marco Polo di Venezia “reo” di aver organizzato iniziative di educazione civica su Gaza.
Per questo, come Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università abbiamo deciso di promuovere un’assemblea pubblica nazionale che il 29 dicembre ha visto la partecipazione e il confronto di centinaia tra insegnanti ed esponenti della società civile. Dall’assemblea sono emerse varie proposte di attivazione e resistenza.

Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Docenti per Gaza crediamo che sia molto importante reagire in modo coordinato e visibile a questo attacco alla libertà di insegnamento, anche perché niente possono gli ispettori di fronte alla normativa che ci tutela pienamente.

Abbiamo realizzato insieme a Docenti per Gaza un opuscolo “Appunti resistenti per la libertà di insegnamento”, pensato sia come strumento politico sia come guida normativa: come docenti abbiamo il dovere di difendere tale norma di rango costituzionale all’interno del nostro lavoro quotidiano.

Abbiamo aderito alla campagna promossa da Docenti per Gaza “La scuola non si censura” per mettere a sistema e documentare tutte le ingerenze che in questo momento il Governo e alcune aree politiche vorrebbero mettere in atto per limitare il diritto costituzionale ad un insegnamento libero e privo di censura e controllo politico.

Infine proponiamo che la settimana dal 7 al 13 febbraio diventi una settimana di mobilitazione in difesa della libertà di insegnamento.

Metteremo a disposizione a tutto il corpo docente di ogni ordine e grado una serie di interventi a tema “La crisi del diritto internazionale: catastrofe e opportunità”. Esperte ed esperti hanno registrato degli interventi di 20’ che potrete mostrare in classe da lunedì 7 a venerdì 13 febbraio. Questo come spunto per costruire liberamente la lezione che ciascuno riterrà più adatta al proprio contesto scolastico.

La settimana si concluderà con presidi locali pomeridiani il giorno 13 febbraio che ogni territorio declinerà nella maniera che ritiene più opportuna scegliendo luoghi simbolici come gli uffici scolastici o le prefetture o le piazze di riferimento delle città. Se oggi l’attacco politico al mondo dell’istruzione permette che gli studenti di Azione arrivino a schedare i docenti di “sinistra”, auspichiamo la protesta sia sostenuta dal corpo studentesco, dalla componente genitore, da tutta la comunità educante, dalle associazioni che si occupano di educazione alla pace e dai movimenti che si oppongono alla guerra e al genocidio.

Per la libertà di insegnamento, contro le schedatura degli studenti palestinesi, contro le liste di proscrizione del corpo docente, per la dignità e indipendenza della Scuola.

Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università “

Io come opinionista e influencer indipendente mi trovo d’accordo. Andiamo in piazza, perché studentesse e studenti. L’insegnamento deve essere libero. Libero dalle delazioni di Azione Studentesca sempre più realisti della Regina (a proposito di fascismi trasversali), per non parlare della circolare del MIUR. Saremo in piazza unitə dalla stessa idea: la libertà. L’allarme, deve risuonare a lungo, per cacciare via il fuoco che sta bruciando la nostra Costituzione e la nostra serenità. Il passo verso un altro ventennio è breve. Viviamo in una distopia, ma non ci risveglieremo in un’utopia, o in una normalità, se non faremo nulla.

 

 

(6 febbraio 2026)

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