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69a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia: dall’Arabia Saudita a Marina Abramovich

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Ho inseguito e recuperato il bel film di Haifa Al Mansour, WADJIDA, primo lungometraggio della regista, unica, per ora, autrice cinematografica dell’Arabia Saudita. E’ la storia semplice, ma dalle molte sfaccettature, di una ragazzina, Wadjida, molto determinata e ribelle alle convenzioni a cui stanno strette la scuola con le sue tradizioni e le sue restrizioni, ed una società repressiva che tende a cancellare il più possibile le figure femminili.

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Ha deciso di volere una bicicletta, oggetto inviso alla cultura integralista in caso di donne, e tanto fa che quasi riesce a trovare il denaro per acquistarla, nonostante il divieto della madre, molto preoccupata di essere ripudiata dal fascinosissimo marito, siccome non può dargli il desiderato e imprescindibile erede maschio. La determinazione di una bambina di dieci anni, fa scattare una profonda riflessione nella madre, immersa nel suo dolore, che comprende come una ragazzina possa dare una lezione di libertà agli adulti. E dire che tutto parte con una rivalità con il giovanissimo compagno di giochi, e forse primo innamoratino. Il film è condotto con estrema coerenza narrativa, un buon montaggio ed ottimo ritmo. Tutti gli attori, adulti e bambini, sono molto bravi, espressivi, credibili ed efficaci. Il film fa parte della rassagna ORIZZONTI.

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Fuggito di gran carriera dal Palabiennale, mi sono precipitato alla Sala Darsena per assistere all’interessante documentario di Giada Colagrande: BOB WILSON’S LIFE AND DEATH OF MARINA ABRAMOVIC, per LE GIORNATE DEGLI AUTORI. Un lavoro interessante e ben costruito che risveglia il desiderio di vedere lo spettacolo, per il momento ci siamo accontentati di Marina Abramovic in carne ed ossa! Artista coraggiosa ed instancabile che lo stesso Wilson definisce, non attrice, ma molto di più. Il lavoro della Colagrande mette in risalto le preziosità dello spettacolo dalla cifra inconfondibile.

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