di Daniele Santi
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E’ con la consueta cinica lucidità che Stefano Bonaccini, presidente del Partito Democratico ed ex presidente della Regione Emilia-Romagna interviene da peso massimo del PD nel dibattito politico fin troppo entusiasta del post-referendum. Lo fa con la brutale chiarezza che gli è propria riferendosi alle primarie – “sarebbe un errore clamoroso parlarne ora” – e sottolineando come agli italiani interessi “poco di discussioni ed alchimie tecniche o politiciste” sottolineando che agli elettori “interessa sapere cosa faremo noi e non basta nemmeno parlare male della Meloni dalla mattina alla sera”. E’ un invito alla cautela per non farsi trovare con le braghe calate come nel 2022 (l’espressione è nostra e non di Bonaccini) perché, ricorda Bonaccini che è oggi parlamentare europeo, ad “aprire le porte di Palazzo Chigi a Giorgia Meloni fu il centrosinistra e non gli Italiani”.
Bonaccini consiglia dunque calma per non ricadere negli stessi errori (e per non tirare la volata a Conte, ndr) e per evitare che la sinistra, “i cui voti sommati erano largamente superiori a quelli delle destre, che ebbe il merito di presentarsi unito, si divise irresponsabilmente in tre parti“. Insomma come già detto da Romano Prodi e anche dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, per vincere le elezioni del 2027 “serve arrivare preparati e con una coalizione coesa”. Bonaccini si sofferma su pochi punti: “Salari, sanità , scuola pubblica, crescita economica” perché l’Italia “è in grande affanno”, e poi va oltre ricordando che ci si deve impegnare e lavorare subito per sciogliere e chiarire “quattro o cinque nodi a partire dalla politica estera”. Le “priorità ” dovranno essere “poche” e “scritte in modo chiaro e comprensibile”.
Dopo avere fatto questo importante lavoro si potrà “scegliere chi guiderà la coalizione”, così Bonaccini mette un freno alle fughe in avanti e richiama alla lucidità all’indomani degli schiaffoni alla destra del voto referendario. Sulla stessa linea anche il Sindaco di Bologna Matteo Lepore.
Stefano Bonaccini è poi lapidario in una sua intervista all’Huffington Post: “Chi ha votato no, non ci ha promesso niente”.
(26 marzo 2026)
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