Matteo Salvini salta il fosso, non sapendo più che giravolta prendere, ed essendo stato sostituito a destra della destra non solo di Meloni, ma a destra della destra di Meloni (che è la destra leghista) da Vannacci e riescono dove solo gli eroi riescono, soprattutto quando non hanno nessuna consapevolezza del proprio eroismo. Lui, segretario di una chiacchieratissima Lega dai confusi e mai abbastanza chiariti rapporti con la Russia di Putin (e il partito Nuova Russia di Putin col quale venne siglato un accordo di collaborazione che secondo Salvini non esiste più); protagonista da segretario leghista del famoso scandalo di 49milioni di euro di rimborsi elettorali non dovuti che grazie a quella magistratura politicizzata che odia la destra il suo partito può permettersi di restituire a piccole quote mensili in 75 anni, scopre la trasparenza.
E perché? Perché in un esercizio di democratura illiberale le sue destre, nel senso quelle di cui fa parte in Italia, Europa, Asia e oltre oceano, hanno deciso di pretendere dal fronte del No referendario la lista dei loro finanziatori, naturalmente avendo le opposizioni fatto la stessa richiesta al fronte del Sì ed essendosi scatenato un polverone, si traveste da Vigile del Fuoco (e non è nemmeno la prima volta, c’ha persino rimediato una denuncia per “porto abusivo della divisa”, quando si dice avere genio, era il 2019 ed eravamo ancora al giovin-Salvini) e prima invita tutti a rendere pubbliche le fonti di finanziamento (e sarebbe tanto un bel gesto se lui desse l’esempio, dopo la folgorazione ad uso giravolta moderato-ragionevole) e poi ad abbassare i toni. Lui che invita ad abbassare i toni…
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