La presidente del Consiglio ha dimostrato nei giorni scorsi, con un puntualissimo quanto opportunistico intervento ricco di moderazione e di buon senso rispetto alla guerra Russia-Ucraina e alle scellerate e disgraziate scelte suicide di Trump, di essere un’avversaria formidabile per chiunque voglia confrontarsi con lei in questi tempo di vacche magre, di pochi talenti, di opacità, di personalismi, di poca o nessunissima preparazione che vada al di là della polemica di un giorno. L’opposizione non ci sta facendo una grande figura. Perché se è vero che i sondaggi hanno un senso le elezioni vanno vinte nelle urne. L’intervento di Meloni era sincero?
Personalmente non credo a una mezza parola di ciò che dice, in qualsiasi circostanza la dica ma bisogna ammettere che il tempismo, i toni, le parole, l’analisi per quanto poco sinceri, erano perfetti dal punto di vista della comunicazione. Persino l’espressione seriosa, contrita quasi, di colei che credeva davvero a ciò che diceva – guardate come sono diventata moderata – perché le era conveniente, ha lasciato poco spazio alle opposizioni, anche giornalistiche.
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Dall’altra parte ciò che traspare è il nulla o quasi: le scaramucce Conte-Schlein, ci si è stancati anche di ascoltarli; il solito attacco a Meloni – meloni non ha fatto niente – non pare funzionare molto sul piano comunicativo se il partito della presidente del Consiglio rimane saldamente oltre il 27%, oltre un punto più alto del 2022, forse qualche proposta sarebbe benvenuta; sembra poi che si siano dimenticati, quelli del cosiddetto campo largo, che di fronte a una maggioranza di governo che legifera, ci vuole un’opposizione che proponga. O almeno ci vorrebbe. Non è possibile ridurre tutto alle solite liti da cortile o al solito Bonelli che, pur co-guida di un’idea politica intelligente, non è portatore di una oratoria che vada al di là dello slogan un po’ stridulo.
Dunque si ha la sensazione che l’opposizione sia ancora vittima del le cose andranno bene perché vinceremo noi e della sindrome da sondaggio vincente prendendo forse sotto gamba il fatto che i voti vanno cercati là dove a votare non ci si va più, proprio come è successo in occasione del referendum, ma si ritiene di poter dire con certezza che la partecipazione referendari non sarà replicabile alle politiche con le attuali non-proposte di questa opposizione che giravolta attorno a Renzi e a Conte-Schlein. E vorremmo proprio sbagliarci.
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(15 ottobre 2026)
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