di Marco Maria Freddi
L’episodio accaduto lo scorso 30 gennaio presso la sala stampa della Camera dei Deputati rappresenta uno spartiacque che non può essere ignorato o derubricato a semplice cronaca parlamentare.
La presenza di esponenti dichiaratamente neofascisti e neonazisti in un’aula istituzionale italiana costituisce un affronto ai valori della Repubblica ed è questo che ha determinato la mobilitazione necessaria di parlamentari del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra.
Il blocco della conferenza stampa non è stato un atto di censura ma un’azione di difesa costituzionale contro la presentazione di una proposta di legge sulla remigrazione che nega i presupposti della nostra convivenza civile. Questa iniziativa di legge popolare è stata promossa dall’onorevole Domenico Furgiuele, parlamentare della Lega eletto in Calabria e figura politicamente allineata alle posizioni più radicali su immigrazione e ordine pubblico, che si è prestato come ponte tra le istituzioni e ambienti dell’estrema destra extraparlamentare. Al tavolo della conferenza sedevano figure come Luca Marsella di CasaPound, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti, soggetti che rappresentano ideologie incompatibili con l’ordinamento democratico.
La gravità di quanto accaduto non risiede solo nella presenza fisica di esponenti dell’estrema destra extra parlamentare ma si inserisce in un processo più ampio di lento logoramento della nostra democrazia che parte dai vertici del potere. Al governo di questo Paese siedono oggi gli eredi diretti della cultura politica fascista e della repubblica delatoria di Salò, figure provenienti dalle fila del Movimento Sociale Italiano che hanno semplicemente indossato l’abito buono della domenica per sembrare istituzionali e andare a messa pur restando intimamente intrise di quella cultura autoritaria e antidemocratica. Questa deriva è alimentata in modo determinante dalla trasformazione della Lega che è passata dall’essere espressione dell’egoismo territoriale e secessionista del Nord a diventare un partito di estrema destra a tutto tondo.
Uno mutamento che non rappresenta solo un cambio di strategia elettorale ma costituisce un serio rischio per la sicurezza democratica poiché ha trasformato un partito di istanze locali in un contenitore di ideologie identitarie e xenofobe che spalancano le porte a una visione del mondo dove la prevaricazione sostituisce il pluralismo garantito dalla Costituzione.
Il merito della proposta in questione rivela una deriva inquietante poiché non tratta la migrazione come un fenomeno sociale o un tema di sicurezza ma come un problema etnico e biologico. Il testo prevede l’espulsione accelerata degli immigrati irregolari, un piano di remigrazione volontaria per i regolari e il ridimensionamento drastico dell’accoglienza con l’obiettivo dichiarato di una ricomposizione etnica della nazione.
Si parla apertamente di difesa della razza bianca europea e di rifiuto del meticciato, ignorando deliberatamente che l’identità italiana è essa stessa il frutto di un incontro millenario di popoli che costituisce la nostra più grande ricchezza culturale e biologica. Siamo un popolo profondamente meticcio, forgiato nel tempo prima dai Greci e dai Romani, poi attraverso l’apporto fondamentale degli Arabi e dei Normanni, e in seguito degli Spagnoli e delle numerose altre civiltà che hanno attraversato la nostra penisola. Pretendere oggi una purezza etnica non è solo un atto di razzismo biologico ma una negazione storica della nostra stessa esistenza.
Trasformare la cittadinanza in una questione genetica invece che giuridica significa voler cancellare i secoli di storia che hanno reso l’Italia un crocevia di saperi e culture.
Quando i parlamentari dell’opposizione hanno occupato fisicamente la sala mostrando la Costituzione, hanno richiamato il principio antifascista fondativo che non permette di legittimare organizzazioni che professano la supremazia etnica e la violenza politica. Portare tali istanze dentro il Palazzo non significa garantire la libertà di parola sancita dall’articolo 21 ma offrire una legittimazione simbolica a chi considera la democrazia uno strumento corrotto del nemico da abbattere dall’interno.
Questa tendenza alla normalizzazione della cultura fascista, processo sdoganato da Silvio Berlusconi nel 1994, è pericolosa perché trasforma un’eccezione anticostituzionale in un’opinione legittima tra le tante mentre il fascismo resta un crimine e un’apologia perseguibile per legge. Proprio nel momento che in cui ripensiamo alla memoria del 27 gennaio e l’orrore di Auschwitz, dobbiamo riconoscere che il fascismo non è nato solo dalla violenza ma si è nutrito dell’indifferenza di chi ha accettato la sopraffazione come una forma di protezione e purtoppo questo atteggiamento di indifferenza verso il racconto e la cultura fascista è, ahimé molto diffusa tra l’elettorato italiano ed europeo.
Le leggi razziali del 1938 non apparvero dal nulla ma furono l’esito di un processo di erosione delle libertà e di semplificazione della realtà molto simile a quello che vediamo oggi. Il fascismo si ripresenta come un atteggiamento mentale del potere che sfrutta la retorica della sicurezza contro il caos per privare i cittadini dei loro diritti giorno dopo giorno.
La storia non è una linea retta che procede inevitabilmente verso il progresso ma può subire involuzioni repentine se mancano gli anticorpi culturali necessari. Noi progressisti abbiamo il dovere di costruire una società dove la cultura serva a non banalizzare i problemi e a non cadere nelle trappole dei populismi che offrono soluzioni semplici a questioni complesse.
Essere progressisti oggi significa abbracciare l’idea di una società accogliente dove ogni individuo sia visto e riconosciuto e dove chi ha più forza la utilizzi per difendere i più deboli invece di allearsi con i potenti per schiacciarli. La difesa della democraticità del nostro Paese passa per il rifiuto categorico di ogni suprematismo e per la promozione di una nuova geografia internazionale basata sulla dignità umana.
Non possiamo permettere che la memoria diventi un esercizio sterile ma dobbiamo trasformarla in un impegno politico quotidiano per evitare che chi nega la Costituzione possa utilizzarne le garanzie per distruggerla mentre finge di rispettarne le forme esterne.
E nel mentre l’attenzione veniva spostata su Torino dall’orrenda gazzarra scatenata da Askatasuna per le vie cittadine….
(1 febbraio 2026)
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