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L’irresistibile fascinazione degli Italiani per i mariuoli

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di Giovanna Di Rosa #Mariouli twitter@gaiaitaliacom #Italiani

 

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Eravamo nel 1992 quando Berlusconi fondò il suo orribile esperimento politico, quello grazie al quale cominciò l’imbarbarimento del paese che oggi è sotto gli occhi di tutti, anche di tutti quegli intellettuali alla Cacciari che tacciarono di folklore la discesa in campo dell’allora Cavaliere oggi decaduto. La storia la si conosce… forse. Berlusconi vinse le elezioni, forte dei suoi alleati neofascisti sdoganati ad uso delle sue maggioranze e dei suoi affari, con la Lega – Salvini era già lì – a reggergli il gioco e i messaggi di odio e divisione sociale che imperavano grazie a maestri della clava mediatica serviti sulle tivù del biscione a tutte le ore del giorno e della notte, messi sotto contratto da Mediaset, e il cui pensiero miracolosamente collimava con quello del Presidente del Consiglio e proprietario dell’azienda, e fece un po’ quello che voleva.

Quando cominciarono a fioccare i primi avvisi di garanzia – e Bossi ritirò la fiducia al primo governo Berlusconi proprio a causa di uno di quelli, molto prima che Bossi si rivelasse per il Bossi che era – gli Italiani iniziarono a manifestare la loro fascinazione per la figura del mariuolo perseguitato da chi vuole togliergli la libertà di fare quello che gli pare. Il segno è grave, sicuramente frutto di una gestione del potere percepita come uno scagliarsi contro i poveracci in nome del mantenimento di uno status quo, che ha portato a schierarsi immediatamente dalla parte del perseguitato Se poi il presunto perseguitato ha al suo servizio tre reti televisive nazionali, quattro network radiofonici, settimanali, quotidiani ed agenzie di stampa, è evidente che questa tendenza allo scambio di ruolo tra giustizia e imputato può venire facilmente fomentata da notizie confezionate secondo necessità.

Da allora ogni volta che qualche politico è stato messo sotto inchiesta ha guadagnato voti; ogni volta che qualche personaggio famoso è stato arrestato e/o condannato, è comunque riuscito a finire in televisione per raccontare la sua verità alla ricerca del plauso del pubblico contro la giustizia cattiva che lo aveva condannato. Il pubblico, gli elettori, lo hanno seguito. Votato. Applaudito.

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L’orribile destra di questo paese fa leva, ha sempre fatto leva, sulla parte più semplice, incolta, becera della popolazione, sui sentimenti di frustrazione di chi, per amore o per forza, non è riuscito o non ha potuto essere là dove avrebbe voluto essere, riuscendo a carpirne il voto e, ingannando il suo stesso elettorato, ha varato misure che andavano contro quegli stessi elettori che avevano seguito le nere e bugiarde sirene. dal quel 1992 sono passati ventisette anni – ventisette; non uno, non due, ma ventisette – e gli Italiani che subiscono il fascino del mariuolo, o della parte oscura della forza, sono ancora tutti lì: a gridare idiozie sgrammaticate dai social come se non ci fosse domani, e proprio ed anche perché manca l’oggi, e a sostenere l’indagato di turno, votando per il partito che, secondo loro, è perseguitato. L’immatura classe politica, opportunista e volgare e senza nessun programma possibile vende sogni a chi ci casca e guadagna voti, consenso e percentuali bulgare nei sondaggi e nelle urne.

Le opposizioni sono zittite e rincretinite dal fenomeno, non pongono argine ed eleggono segretari di bassissima caratura ed ancor meno capacità, nemmeno troppo nascostamente teleguidati, insomma non sanno cosa fare perché abituate a parlare un linguaggio comprensibile solo ai loro. Mariuoli? Anche lì ce ne sono, ma sono radical chic, seguendo l’orribile narrazione del filone dell’ignorantismo e quindi ingiustificabili. I voti dei poveri vanno a coloro che praticano il ivittimismo e si presentano come vittime dalla parte delle vittime. Ci cascano solo i polli. Che vengono divorati dalla volpe. Ma è colpa dei radical chic.

Nel frattempo la barbarie prospera e diventa potere. Ci chiediamo come sarà possibile applicare leggi inapplicabili per il modo in cui sono scritte, ad esempio, o districarsi in regolamenti con così tanti cavilli da risultare incomprensibili.

E la democrazia muore, “tra applausi e grida” [cit.], e commenti sgrammaticati dai social.

 





(12 giugno 2019)

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