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HomeNotizieCome se fosse una cosa seriaPer tornare alla narrazione di Mentana su La7 che non soddisfa un...

Per tornare alla narrazione di Mentana su La7 che non soddisfa un pubblico di destra. Perché Mentana è Mentana…

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Testo:

Torniamo volentieri sull’argomento di cui abbiamo trattato nell’articolo “Dunque per uno dei decani del giornalismo italiano il problema è che La7 è troppo di sinistra…” nel quale ci chiedevamo di quale indigestione fosse stato vittima Enrico Mentana quando ha partorito la frase: “A me non fa piacere una situazione in cui parlano solo quelli di una parte e non ci sono quelli dell’altra. Ci sono due possibilità. O su La7 si apre per fare qualcosa che possa essere visto da tutti, o dato che sono ancora giovane penso che posso pure fare altro”, e proprio sulla base di quella affermazione abbiamo deciso di seguire La7 e i suoi programmi informativi con più attenzione.

Non potendo pretendere dalla rete di Cairo che cambi il suo modello dei suoi talk che si regge strutturalmente sulla polarizzazione e sullo scontro verbale, per quanto assai più civile di quelli sulle reti e le testate di riferimento dell’area conservatrice, abbiamo voluto concentrarci sugli ospiti della settimana dal 7 all’11 settembre e su programmi come L’Aria che Tira, Tagadà e In Onda e ci siamo ricordati, in particolare, di Giovanni Donzelli, Maurizio Gasparri, Tommaso Foti, Massimiliano Romeo (Lega); Galeazzo Bignami, Alessandro Cattaneo, Claudio Borghi, Augusta Montaruli; e poi Matteo Salvini, Lucio Malan, Licia Ronzulli con l’augusta presenza di giornalisti e commentatori d’area come Daniele Capezzone (Libero), Alessandro Sallusti (Il Giornale), Italo Bocchino (Secolo d’Italia), Pietro Senaldi (Libero), Francesco Borgonovo (La Verità), Franco Bechis (Open), Maurizio Belpietro (La Verità) e Hoara Borselli ormai onnipresente su tutte le reti. Alcune di queste testate proprietà di un parlamentare leghista. Nessuno dei nomi citati pare appartenga a pericolose frange di sinistra, piuttosto a poco tolleranti testate di centro destra, destra e anche destra-destra, tanto per citare Lilli Gruber.

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Dall’altra parte i conduttori delle trasmissioni e ospiti anche dell’altro colore politico, quello che secondo Mentana contribuirebbe a creare una rete monocolore e alla creazione dell’esternazione che vi proponiamo di nuovo: “A me non fa piacere una situazione in cui parlano solo quelli di una parte e non ci sono quelli dell’altra. Ci sono due possibilità. O su La7 si apre per fare qualcosa che possa essere visto da tutti, o dato che sono ancora giovane penso che posso pure fare altro”.
Certamente il fatto di vedere una rete di sinistra dove non c’è potrebbe significare che è il momento di fare altro potrebbe anche essere arrivato; viene il dubbio che il riferimento di Mentana sia rivolto ai conduttori che dove gli altri si genuflettono e dicono signorsì ricordano che la fregnaccia è fregnaccia, che il riferimento sbagliato è sbagliato, che l’inesattezza è inesattezza, che il raccontarla è raccontarla, e che studiano e si ricordano le dichiarazioni presenti e passate. E niente interviste al cospetto del capo. Come abbiamo detto da qualche parte i giornalisti della rete di Cairo sono pieni di difetti: le domande le fanno, rifiutano il ruolo di scendiletto e hanno persino l’ardire di contestare le risposte che non paio soddisfacenti o in linea con affermazioni precedenti. Che spudoratezza.

Dunque torna il sospetto che non essendo la rete diretta da Andrea Salerno una rete schierata, appartenendo a un editore puro che macina utili, dove i giornalisti non rispondono più solo a Mentana, dove l’interazione con il Corriere e altre testate RCS e Cairo Editore creano altre equilibri e spostano potere, Mentana non si senta più comodo nel ruolo di plenipotenziario e stia forse decidendo per altre strade. Pettegolezzi di gole profonde vorrebbero già un direttore di peso pronto a sostituirlo. Staremo a vedere. Per ora, e per la cronaca, un breve elenco degli ospiti di centrosinistra dei programmi che abbiamo citato: per L’Aria che Tira Carlo Calenda, Angelo Bonelli (AVS), Andrea Scanzi, l’analista politico e sondaggista Luigi Crespi; per Tagadà Vittoria Baldino (M5S), Raffaella Paita (Italia Viva), Peter Gomez e Alessandra Sardoni (La7), per In Onda Roberto Saviano, che è un volto della rete, mica puoi oscurarlo, e Alessandro De Angelis.

Davvero una rete di pericolosi comunisti dove quelle destre che vanno in televisione per fare monologhi e odiano il contraddittorio non si sentono a loro agio (e infatti hanno cominciato a protestare, “Non mi fate parlare. Se continua così me ne vado”. Un po’ alla Mentana, verrebbe da dire). Se poi ci mettiamo che la conduzione del TG del direttorissimo secondo noi ha fatto il suo tempo e il TGLa7 andrebbe persino rimodernato un po’, il deetour professionale dell’Enrico nazionale non sarebbe poi nemmeno una disgrazia.

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(12 settembre 2026)

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