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La morte dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh non è una fiction su Netflix. I Ragazzi di Tehran

di Ragazzi di Tehran #NoPasdaran twitter@gaiaitaliacom #Iran

 

Un paio di cosettine vanno messe insieme per commentare la morte dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh. In primis, da stamparselo bene in testa, non è morto un civile. E’ stato ucciso un uomo dei Pasdaran, che ha messo il suo sapere scientifico al servizio di un regime fondamentalista, al fine di permettere a questo regime di sviluppare l’arma atomica e quella missilistica.

In questo senso, Fakhrizadeh non era diverso dagli scienziati che, durante gli anni bui del Novecento, hanno messo le loro conoscenze tecniche al servizio dei regimi fascisti e nazisti, al fine di garantire loro armamenti di ultima generazione o – come nel caso del Nazismo – capacità di eliminazione scientifica di popoli considerati nemici (a cominciare dagli ebrei… E guarda caso, il regime iraniano, vuole cancellare Israele dalla faccia della Terra)…

Secondo punto: nella ricostruzione che dall’Iran fanno dell’eliminazione di Fakhrizadeh, alcuni aspetti non tornano. Si parla di tre auto che scortavano lo scienziato e che una di queste auto sia stata colpita improvvisamente. A quel punto lo scienziato sarebbe sceso dalla macchina per vedere se si era verificato un urto esterno, ma sarebbe quindi stato a sua volta colpito per mezzo di un’arma automatica comandata a distanza. Una ricostruzione strana, perché non si è mai visto un uomo super scortato, scendere personalmente dalla macchina per verificare urti esterni.

Ancora: in Iran c’è stata tantissima fretta nel dare la colpa ad Israele per la morte di Fakhrizadeh. Una colpa scontata e facile da attribuire. In queste ore, il canale iraniano Al Alam TV, ha anche affermato che esisterebbero prove che ad uccidere Fakhrizadeh sono state delle armi di fabbricazione israeliana, controllate tramite satelliti. Anche qui sarebbe come dire che un assassino che non vuole farsi identificare, lascia sul terreno la sua carta di identità. Se parlassimo di un pivello alle prime armi, si potrebbe capire. Ma quando parliamo di agenti che, per una azione simile, si addestrano mesi e mesi, pensare che lascino la firma è veramente ridicolo (mentre scriviamo viene data un’altra versione: le armi sarebbero state trovate sul luogo del delitto e tradirebbero la provenienza e fabbricazione israeliana, ndr).

Allora, premesso che qua nessuno ha prove di sorta e che nessuno saprà mai chi sono i responsabili fino alle dovute rivendicazioni, ci permettiamo di far presente che quella che l’Iran vuole coprire è la falla spaventosa che esiste nelle sue strutture di intelligence. Strutture tra loro in competizione, che vedono agenzie contro agenzie, particolarmente i Pasdaran, contro il MOIS, il Ministero dell’Intelligence. In questo senso, quindi, non si può neanche escludere che la morte di Fakhrizadeh sia una operazione interna iraniana, volta ad eliminare un uomo ormai esposto e scomodo, al fine di ottenere un risultato politico.

Già, perché non ci sono solo Israele e Arabia Saudita (e mezzo mondo arabo) a non volere che riparta il dialogo tra Iran e Stati Uniti. C’è anche l’Iran stesso, dove il prossimo anno si voterà’ per le presidenziali e diversi Pasdaran ambiscono a prendere il posto di Rouhani. Aumentare il livello dello scontro interno, quindi, potrebbe anche essere funzionale a rafforzare la posizione di Khamenei, contrario ad ogni forma di nuovo accordo con Washington.

Le fiction, per chiudere, sono belle, ma vanno bene su Netflix…

 

(30 novembre 2020)

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