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Mohammed Ali Jafari contro l’immagine da “eroe nazionale” del terrorista Qassem Soleimani. I Ragazzi di Tehran

di Ragazzi di Tehran #NoPasdaran twitter@gaiaitaliacom #Iran

 

Per chi scrive l’immagine di Qassem Soleimani è negativa a priori. Un terrorista che ha speso la sua carriera a finanziare la peggiore violenza armata, sostenendo i peggiori gruppi terroristici – tra cui quelli legati al salafismo sunnita – con il solo fine di esportare la rivoluzione khomeinista e di fare gli interessi nazionali del regime iraniano, qualunque fosse il prezzo umano da far pagare alle vittime.

Ora però, a scardinare l’immagine di Soleimani davanti al popolo iraniano, non è qualcuno che si oppone al regime iraniano, ma un rappresentante di primo livello di Teheran: l’ex capo dei Pasdaran Mohammad Ali Jafari.

Secondo quanto scritto da Jafari in un tweet il 9 febbraio scorso, Qassem Soleimani svolge un ruolo di primo piano nella repressione delle proteste del 1999 e del 2009, quelle che il regime chiama “sedizione” contro la Repubblica Islamica. In particolare, Soleimani sarebbe stato direttamente in campo al fianco dei Pasdaran del Comando Sarallah, ovvero il comando delle Guardie Rivoluzionarie nella capitale Teheran.

Per ricordarlo a chi legge, le proteste del 1999 sono quelle che hanno visto la repressione degli studenti iraniani nel dormitorio dell’Universita’ di Teheran, mentre le proteste represse del 2009 sono quelle dell’Onda Verde, scaturite dopo le frodi commesse per far rieleggere Mahmoud Ahmadinejad a Presidente iranano.

Il tweet di Jafari, non ancora cancellato, ha provocato la reazione delle stesse Guardie Rivoluzionarie: il portavoce dei Pasdaran Ramadan Sharif è personalmente intervenuto per sostenere che Qassem Soleimani fosse solamente responsabile delle questioni esterne, definendo il tweet di Jarif come inaccurato e teso a creare tensione verso i Pasdaran (quest’ultima accusa, pubblicata in un articolo di Mashregh News, è stato poi rimosso dal sito). Sharif quindi, per cercare di salvare il salvabile, ha anche affermato di dubitare che l’account di Mohammad Ali Jafari sia veramente gestito da lui.

Il tentativo di salvare la faccia da parte dei Pasdaran fa sorridere. Fa sorridere perché, in realtà, Jafari racconta una storia già nota, dato che Soleimani fu tra i 23 comandanti Pasdaran che firmarono una lettera al Presidente Khatami, chiedendo che intervenisse per autorizzare la repressione delle proteste degli studenti di Teheran. Un dato che è stato ricordato dallo stesso ex Sindaco di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf, egli stesso ex responsabile dei Pasdaran fino al 2005. Secondo Ghalibaf, quella lettera che chiedeva a Khatami di reprimere le proteste, fu non solo firmata da Soleimani, ma fu personalmente inviata all’ex Presidente riformista da Ghalibaf e Soleimani.

Il secondo motivo per cui la difesa dei Pasdaran fa sorridere, è legato proprio all’account Twitter di Jafari: un account attivo da due anni, la cui veridicità non è mai stata messa in discussione dal regime, nonostante Teheran vieti ufficialmente l’uso dei social da parte della popolazione civile…

Terzo punto, Ramadan Sharif ha dimenticato di ricordare che fu lo stesso Mohamamd Ali Jafari, nel 2014, ad ammettere che le Guardie Rivoluzionarie avevano direttamente inteferito nelle elezioni del 2009, permettendo la rielezione farsa del negazionista Ahmadinejad (Jafari disse testualmente, video come riprova, che i Pasdaran avevano impedito il ritorno di un nuovo Khatami…).

Ovviamente, ultima riflessione, c’è da capire le ragioni di questo tweet di Jafari. Un tweet che arriva a pochi giorni dalle elezioni parlamentari iraniane, che si terranno il prossimo 21 febbraio. Elezioni in cui è già intervenuto da settimane il Consiglio dei Guardiani, proibendo la candidatura a centinaia di persone non considerate fedeli alla Repubblica Islamica, ai Pasdaran e alla Guida Suprema. Elezioni che, molto probabilmente, verranno boicottate da milioni di giovani iraniani ormai privi di speranza, che vedono nei militari e nei clerici i responsabile della corruzione nel regime.

Resta quindi la domanda: perché Jafari – un uomo del regime – ha pubblicato questo tweet un  momento cosi delicato per il regime?

Jafari è stato comandante dei Pasdaran dal 2007 al 2019, sostituito dal Vice Comandante Hossein Salami nell’aprile dello scorso anno. La scelta di sostituire Jafari venne letta dagli analisti come la volontà di Khamenei di orientare l’azione dei Pasdaran su una posizione più estremista, radicale e offensiva rispetto alla gestione Jafari. Una decisione che arrivò due settimane dopo la decisione di Trump di inserire i Pasdaran nella lista dei gruppi terroristici.

Che Jafari non abbia preso molto bene la sua improvvisa sostituzione ormai pare chiaro a tutti. Chissà che non sia stato lo stesso Solemani – diventato per molto un personaggio scomodo – a svolgere, dietro le quinte, un ruolo cruciale in quei mesi per farlo sostituire e diventare cosi, de facto, il vero comandante dei Pasdaran…

 

(12 febbraio 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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