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“La Bustina della Serva”: un fatto è un fatto

di CiCiErre #LaBustinadellaServa twitter@gaiaitaliacom #Unfattoèunfatto

 

Sanremo è Sanremo.
Mi è sempre piaciuto questo slogan, mi ricorda uno dei miei pensieri preferiti di Sciascia “un fatto è un fatto”
Conciso. Pieno di significato. Breve. Inteso, come le cose più belle.
E Sanremo è Sanremo.
Lo è da sempre, o almeno da quando ricordo di averne memoria.
Sanremo è Vasco che va al massimo. È gli uomini non cambiano, e le speranze che si mettono a tacere in una canzone.
È un invito a pensare di Moro e agli uomini giusti che mancano sempre più. È Luca che prima era gay e poi sta con lei.
Sanremo è Sanremo. Dove anche i piccioni diventano protagonisti. Dove le farfalline fanno spettacolo.
Sanremo è Benigni che invita all’amore e quel cantico che riascolterei in ridondanza.
Sanremo sono i suoi fiori meravigliosi e la mia ossessione che ne è derivata.
Sanremo è la lunga scala. I gradini. E la discesa emozionata di vallette che realizzano un sogno. È l’auspicio di passare una vita in vacanza. Ma anche lo specchio della società che non solo canta, ma si rivela.
Alla fine l’emozione frega sempre.
Anche i cloud fregano, la Leotta questo lo sa.
Ma ci hanno lasciato un bello spettacolo.
La mia preferita canta che siamo il vento e non la bandiera.
Che siamo dignità, prima di essere donne.
Anzi, siamo donne in quanto la nostra dignità.
Questo essere donne calpestato sul palco.
Per ergersi nella pochezza del passo indietro e in quello avanti. Del su e giù. Del silicone prima della testa. Del rossetto prima della strada fatta. Del complimento alla bellezza prima di ogni altro.
Sanremo è uomo. E lo è da sempre.
Ed un fatto è un fatto, come dice Sciascia: non ha contraddizioni, non ha ambiguità, non contiene il diverso e il contrario.
Ed il fatto che non esistono donne giuste, donne indietro, donne in avanti.
Ci siamo arrese all’inno che le donne giuste esistono dietro agli uomini giusti.
Che se c’è un buon uomo è perché dietro c’è una grande donna.
Che stare accanto a campioni di vita comporta un rallentamento all’indietro.
E questo è un fatto, ma non giusto. Le scale le facciamo anche noi, ogni giorno, prima del rossetto ci ricordiamo della corsa truccata alla quale dobbiamo partecipare, quando non riesci a decifrare i commenti, quando sul lavoro si strumentalizza la bellezza, quando invece di dirmi “Buongiorno Avvocato” mi aprono la porta e mi dicono, “Buongiorno Bellezza”.
Ed ho capito, che le scale, i gradini, la fatica, il pregiudizio, l’incostanza di una società che vuole credere nelle donne, ma si sofferma sull’aspetto esteriore come marca da bollo da pagare, è la sfida che si fa al gradino, ma che non si scende, si sale.
Ma in questa confusione, gli uomini giusti che hanno considerato il tappeto di sacrifici e competenze, i valori prima del viso carino, mi hanno insegnato una lezione importante: non è vero che dietro un grande uomo c’è una grande donna, perché le donne stanno accanto.
Questo è il fatto che è un fatto.
Il resto è mercanzia per uomini piccoli piccoli.

 

(9 febbraio 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 

 

 

 

 




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