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I Ragazzi di Tehran: almeno un tweet a sostegno del popolo iraniano, signori progressisti. Almeno uno

foto: giornale.it

di RagazzidiTehran #Iran twitter@gaiaitaliacom #NoPasdaran

 

Siete invitati a farlo da soli, è semplice: aprite Twitter, provate ad andare su uno dei profili di un qualsiasi leader progressista, è cercate di trovare un tweet – anche solo una riga – di sostegno al popolo iraniano nuovamente in rivolta contro il regime islamista. Meglio, questa volta non solo in rivolta contro gli abusi di questo regime, ma anche contro le menzogne terribili della leadership che, per giorni, ha provato a nascondere le proprie responsabilità di fronte alla tragedia dell’aereo civile abbattuto (176 morti innocenti).

Ecco: iniziate andando sul profilo Twitter di Laura Boldrini, che si è immediatamente preoccupata di dare del pazzo a Trump per l’uccisione del terrorista Soleimani. Scorrete e scorrete i tweet successivi fino alla fine. Purtroppo non troverete neanche mezza riga di sostegno agli iraniani in piazza e di richiesta al regime di non reprimere le manifestazioni popolari.

Dopo Laura Boldrini, appena rientrata nel PD, andate sul profilo di Nicola Zingaretti, che di quel partito è segretario. Quello Zingaretti che, dopo l’uccisione del terrorista Soleimani, si è affrettato a chiedere un intervento dell’Europa per mantenere la pace. Anche in questo caso nulla, non una riga per i diritti del popolo iraniano e per il diritto a manifestare in pace di quelle persone. Non una riga sulla necessità di nuove sanzioni europee ai leader iraniani, che in queste ore ordinano ai loro agenti di sparare sulla folla.

Andiamo avanti e passiamo a Peppe Civati, molto popolare sui social. Ecco, anche dal popolare “Ciwati” – lo stesso che si è affrettato a fare un tweet che denuncia la volontà di Trump di attaccare l’Iran e lo stesso che (giustamente), condanna la vendita di armi a Erdogan e ricorda (onore a lui) costantemente la volontaria rapita Silvia Romano – anche lì non c’è una sola riga spesa su Twitter in favore dei diritti del popolo iraniano.

Proseguiamo con Matteo Orfini, ovvero colui che accusa Minniti di abuso dei diritti umani per l’accordo firmato con la Libia quando era Ministro dell’Interno. Orfini, colui che in questi giorni su Twitter ha accusato Trump di essere alla stregua dei Talebani. Anche in questo caso nulla, non una sola riga che sia una per ricordare i diritti umani di cui devono godere gli iraniani che protestano contro gli Ayatollah.

Andiamo avanti con Nicola Fratoianni, in questo caso andando sul suo profilo Facebook (non ha Twitter). Fratoianni, colui che dopo l’uccisione di Soleimani ha chiesto senza mezzi termini il ritiro dei militari italiani dall’Iraq. Anche qui, ormai non sorprende più, non una sola parola che sia una, per sottolineare la necessità di intervenire duramente per garantire il diritto degli iraniani a manifestare in sicurezza e libertà.

Continuiamo con Matteo Renzi, neo leader di Italia Viva e colui che fece coprire le statue del Campidoglio quando, da premier, ricevette a Roma Hassan Rouhani. Ecco, anche qui (neanche a dirlo), non una singola parola per i diritti umani degli iraniani. Non una singola parola contro il regime islamista che sta ordinando la repressione delle nuove proteste popolari.

Concludiamo quindi questa parziale – quanto triste – carrellata, con altri due paladini dei valori del progressismo e dei “diritti umani”: Stefano Fassina e Manlio Di Stefano. Il primo, Stefano Fassina, dopo l’uccisione del terrorista Soleimani, si è affrettato a chiedere non solo una condanna, ma anche il diniego dell’uso della base di Sigonella agli americani. Neanche a dirlo, anche in questo caso, non una sola parola sui diritti umani del popolo iraniano in protesta contro il regime.

Di Manlio di Stefano che dire, alziamo le mani. Uno che qualche tempo fa ha incontrato da sottosegretario agli Esteri senza delega l’Ambasciatore iraniano, solo per dire quanto è bella la Repubblica Islamica. Uno che, sempre senza delega, ha fatto un post su Facebook per legittimare la decisione iraniana di violare il JCPOA, criticando direttamente il Commissario UE Borrell. Anche in questo caso, non una sola parola sui diritti umani del popolo iraniano… ma d’altronde parliamo di un “politoco” che, intervistato da Irib Italia, elogiò la lettera del dittatore Khamenei ai “giovano Occidentali…”.

Tutta questa lista per dire che Salvini, Trump e i cosiddetti sovranisti possono anche non piacere e va legittimamente criticata anche la decisione di uccidere Soleimani.

Il primo problema del mondo progressita però, come dimostrato, non sono i sovranisti, ma la confusione della scala dei valori. Quella confusione che, nei momenti di crisi, ti fa preferire criticare la morte di un terrorista responsabile di numerosi conflitti in Medioriente, piuttosto che difendere la stella polare dei diritti umani per il popolo iraniano. Diritti umani di cui, il terrorista Soleimani, fu uno dei massimi abusatori…

 

(13 gennaio 2020)

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